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Archivi del mese maggio, 2010

Sudafrica 2010

Pil morale, Pil del benessere. Ne sono uscite di tutte. Ma solo il Sudafrica (nel 2010) è riuscito a mettere il turbo al calcolo del prodotto interno lordo. [vedi il calendario sudafrica 2010] Gli economisti di Pretoria hanno introdotto, nel novembre dell’anno scorso, il reddito da illegalità. Un aiuto da 0,2 punti percentuali rispetto al Pil del 2008 che è bastato per dire che il paese era uscito dalla recessione. Un evento storico se si pensa che è la prima volta dopo la fine dell’apartheid che il paese dimentica un periodo di crescita negativo. Il tasso di disoccupazione, però, non ha seguito il miglioramento. E’ arrivato al 24,5 per cento nel terzo trimestre dell’anno scorso. Durante quei tre mesi 484mila persone hanno perso il posto, così come indicato dall’ufficio di statistica nazionale. “Forse il paese dovrebbe considerare l’idea di conteggiare anche i lavoratori dell’economia illegale per abbattere il tasso di disoccupazione”, come scrive Phil Izzo sul Wall Street Journal. Vogliamo provare anche in Italia?

Mappa Sudafrica

Mappa Sudafrica

Conversione dollaro euro

Si mantiene fermo il cambio dollaro euro. Intanto che la Cina nega che il suo fondo sovrano SAFE stia vendendo in massa i fondi sovrani appartenenti alla zona euro la moneta europea tira il fiato. La Cina nega dunque una vendita di valute in moneta unica che rilanciano l’euro sul principale cross con il dollaro.

Ma la diversificazione degli attivi cinesi preoccupa e come. Il Financial Times pubblica oggi in copertina un avvertimento sulla quantità di attivi europei che ha in mano il grande drago e che potrebbe vendere se decidesse di diversificare il portafoglio sovrano. L’ammontare sarebbe secondo il quotidiano inglese di 515.000.

La Cina ha avvertito però che la strategia economica del paese è sempre di lungo termine e non mirerebbe mai ad una diversificazione nel breve. Non per evitare danni agli europei, certamente, ma perché questo è il cinese way of life e anche il cinese way of business

Economia sommersa

In Italia l’economia sommersa frena lo sviluppo. L’Ocse, l’organizzazione dei paesi cosiddetti sviluppati, piazza il Paese al secondo gradino del podio su 46, subito dietro la Grecia. Quantificare la mole di denaro che circola nel sottobosco dell’economia non è facile, ma è possibile tracciare un quadro vicino alla realtà e calcolare l’emersione del lavoro irregolare. Iniziamo con una definizione di lavoro in nero. Per la letteratura “l’economia sommersa rappresenta quell’insieme di attività che contribuiscono alla formazione del reddito e della ricchezza di una nazione senza essere tuttavia rilevate nelle statistiche ufficiali” (Lucifora, Università Cattolica).

Lavoro nero. Foto: www.lecceprima.it

Lavoro nero. Foto: www.lecceprima.it

Sul fronte del lavoro l’Italia è divisa ma è chiaro che il problema non riguarda solo il meridione, com spesso si pensa. Al nord vince il “lavoro grigio” ossia l’uso marginale, più per convenienza che per necessità, di impiego irregolare. Al sud invece prevale quello nero, cioè completamente sommerso, fatto anche di sfruttamento. Le statistiche del Fondo monetario internazionale ci dicono che l’incidenza dell’economia sommersa in Italia è del 27% (la Grecia è al 30%; dati 2002). L’Ocse nei suoi elaborati aggiunge che in tre decadi, nei paesi occidentali, il sommerso è raddoppiato passando da un’incidenza media del 10% a una del 20%. 
L’anno scorso di questi tempi il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva lanciato l’allarme “economia sommersa” durante il consueto discorso delle “Considerazioni finali” (attese per la fine di questo mese). Nascondere “una parte considerevole delle basi imponibili – aveva detto – accresce l’onere imposto ai contribuenti ligi al dovere fiscale”. Il messaggio è chiaro: se qualcuno ruba pagano tutti (e l’economia si ferma).

Qualche numero fornisce un’ulteriore dimensione del problema. Stime dell’Istat risalenti al 2006 rivelano che il sommerso nel settore agricolo valeva 8,5 miliardi, in quello industriale 42 e nel terziario (servizi) 199,4. A questo si deve aggiungere il mercato del lavoro che soffre di un “tasso di irregolarità” pari al 12 per cento. Dire che il problema è comune non serve perché la questione non è solo economica. E’ anche indice della civiltà di un paese. I lavoratori di qualsiasi provenienza ed estrazione costretti al lavoro nero o poco tutelato soffrono di una condizione di diseguaglianza rispetto agli altri cittadini. Una realtà in forte contrasto la costituzione italiana che non ha trovato soluzione. Una pressione fiscale del 43 per cento non basta a giustificare il mancato rispetto delle regole.

Quotazione oro in tempo reale

Riproponiamo le nostre grafiche per controllare la Quotazione oro in tempo reale. Questa settimana su cambiodollaroeuro.com apriremo temi come l’economia sommersa in Italia e in Europa ma senza dimenticare i consigli per l’investimento in Forex. Investire in oro è una buona idea?

Innanzi tutto stabiliamo il suo valore:

Moneta forte o debole?

Sentiamo dire spesso agli analisti economici che uno stato o l’altro ha bisogno di una “moneta forte”. E ancora più spesso ci ritroviamo ad assentire mentalmente pensando che tale affermazione sia giusta per definizione. Se la nostra moneta è “forte” -pensiamo- tanto meglio per noi.

Ma le parole forte o debole in termini economici possono essere confusionali. Alla domanda: quali sono i vantaggi di una moneta forte, pochi sanno rispondere. Infatti la maggior parte degli esperti sono d’accordo sul fatto che una moneta forte sia il sintomo evidente di un’economia prospera e stabile. Ma gli stessi esperti riconoscono che una moneta “debole” è propizia per i momenti di crisi e recessione visto che accellera il recupero economico.

Mondo moneta. Pick: justgetthere.us

Mondo moneta. Pick: justgetthere.us

Concetto di moneta “forte” e “debole”

Una moneta forte significa potere d’acquisto nei mercati monetari. Cioè la capacità di comperare moneta estera con una quantità minore di moneta nazionale. I cittadini dunque possono ottenere più beni e servizi stranieri con meno costi.

Dal canto suo una moneta debole è l’opposto. L’economia con una moneta debole può cambiare la sua valuta con una quantità minore di valuta estera. In questo modo i beni e servizi dell’economia con una moneta “debole” sono più convenienti e attrattivi per gli stranieri che possono acquistarne di più ad un prezzo minore.

Quale scegliamo?

La moneta forte sembrerebbe al primo colpo d’occhio quella vincente. È attrattiva perché il concetto sottostante è alla fin fine che i consumatori dell’economia con una moneta forte ci guadagnano di più. Perché? Perché i prezzi delle importazioni sono minori, la produttività nazionale deve sforzarsi ad abbassare i costi per essere competitiva e può anche incentivare gli investimenti stranieri visto che i guadagni sono maggiori con una moneta “forte”. Attenzione però, questo succede soltanto in momenti di stabilità economica.

Una moneta forte può ritardare il recupero economico e ridurre la domanda di esportazioni in momenti di crisi. Quindi il concetto “debole” o “forte” non è associato a “buono” o “cattivo” in termini economici. Dipende sempre dalla situazione economica del paese rispetto al resto del mondo. In una economia aperta debole o forte fa la differenza tra un recupero rapido da una crisi o lo stagnamento economico nel lungo termine.

Successivamente vedremo casi dove la svalutazione della moneta ha portato economie in recessione ad un ricupero più rapido.

Euro? Dollaro? E se invece fosse il turno dello Yuan?

In questi giorni abbiamo visto nei mercati di valute una fiducia crescente degli analisti di Forex  rispetto alla posizione rinforzata del Dollaro. Il biglietto verde potrebbe iniziare presto la sua strada verso un recupero definitivo del suo valore, e segnare la fine della politica di devalutazione consolidata durante la crisi economica.

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Quelli di questi giorni sono, intendiamoci,  movimenti legati principalmente alla debolezza delle valute come l’Euro e la Sterlina e l’ambiguità anemica dello Yen. Tuttavia chissà.  La Fed potrebbe non decidere tenere stretti ancora per molto i tassi d’interesse e voler frenare un minimo il torrente di dollari scambiati su i mercati valutari durante questi anni a prezzi irrisori. Lo farebbe? E se lo facesse la Cina – che dal canto suo di dollari che valgono troppo poco ne ha sin troppi- troverebbe il coraggio di dare al suo Renmimbi (o Yuan) l’identità che si merita la valuta del nuovo colosso economico mondiale?

Continua a leggere Euro? Dollaro? E se invece fosse il turno dello Yuan?…

Investire in oro?

Gli investimenti in materie prime sono considerati “investimenti sicuri” o “investimenti rifugio” per i risparmiatori che non vogliono correre rischi e tuttavia si sentono attratti dallo scintillare dei mercati del Forex. L’oro è tra loro l’investimento più celebre. Come facciamo ad investire in oro? Che domande bisogna farsi prima di comprarlo?

Un buon investimento? Foto: stockpicksexpert.com

Un buon investimento? Foto: stockpicksexpert.com

Innanzi tutto stabiliamo il suo valore:

Giudicare il valore di questo metallo prezioso non è semplice. Le variazioni non dipendono dall’andamento dell’azienda ne dai conti trimestrali e nemmeno dal flusso di cassa. Come stabilire dunque il prezzo giusto di un’oncia se il prezzo di mercato dipende da domanda e offerta? Invece di speculare consideriamo di seguire questo ragionamento: Oro, investimento nel lungo termine L’oro non è fatto per il commercio; è un investimento. Entrare ed uscire da una posizione in oro –al meno per i non esperti- può essere rischioso. Storicamente il valore del metallo soffre altissima volatilità nel breve termine e i movimenti dei prezzi di mercato sono erratici. Cercare di indovinarli senza essere è quasi impossibile. Il modo giusto per iniziare a investire in oro e pensando nel lungo termine. Infatti manipolare il prezzo del metallo giallo è molto difficile nel lungo periodo e anche se lo scenario economico globale è cambiante la tendenza dell’oro rimane solida. L’oro è per questo motivo un investimento interessante nei periodi di crisi e recessione economica.

L’oro difende dai rischi?

Il rischio principale per chi decide di conservare il suo capitale nel lungo periodo è quello della calo del potere acquisitivo della nostra moneta. Succede quando un governo cerca di manipolare l’economia in un mondo o nell’altro. Il risultato comunemente –anche senza eccessivi sforzi- è l’inflazione. Dopo un periodo inflazionistico i nostri contanti valgono di meno. Come evitarlo? Investendo nel lungo periodo. Vendere tutti i nostri attivi per comperare oro sarebbe eccessivo. Ma pensiamo per esempio ad assegnare una piccola cifra al metallo prezioso come assicurazione per il futuro. Gli esperti consigliano dal 10% al 30%.

Come comprare oro?

Possoamo comprare monete o lingotti dai commercianti del metallo. A questo punto ci ritroveremo sicuramente con la scomoda domanda di dove nascondere il bottino. Se non abbiamo a mano un forziere del quattrocento potremmo considerare la compra di ETF che vanno in cerca del prezzo reale dell’oro. Possiamo anche creare un conto con azziende come Goldmoney. Questa azienda permette depositare contanti e mantenere un conto corrente in oro. Quando si ritirano I soldi l’ammontare di contati che riceveremo sarà calcolato in base al prezzo dell’oro in quell momento. Investire in oro è rischioso come qualunque investimento. Farlo nel modo giusto dipende soltanto dal livello di rischio che saremo pronti ad accettare.

Ecofin, normativa Hedge fund e Private Equity

L’Ecofin si riunisce oggi a Bruxelles. I ministri economici e finanziari europei si incontreranno per la prima volta dopo mesi senza troppa preoccupazione per la sorte della Grecia ma con altri impegni stringenti e qualche gatta da pelare. L’incontro di oggi segue quello dell’Eurogruppo, la riunione dei ministri economici dell’Eurozona (i 16 paesi dell’euro), che ha rimandato a venerdì 21 maggio l’approvazione del maxi-fondo da 750 miliardi per l’Europa.

hedge fund

Oggi, ai ministri toccherà discutere la nuova direttiva sui fondi speculativi “hedge” e su quelli di private equity. La proposta della
Commissione, l’organo esecutivo dell’Ue, prevede maggior trasparenza nella gestione dei fondi e l’attivazione di un cosiddetto “passaporto europeo” per i gestori attivi in Europa perché venga imposto a tutti il rispetto delle regole comunitarie. Il vero nodo in questo caso è l’ostruzionismo inglese che difende gli interessi della finanza speculativa, anima della City. Londra non userà certo la linea dura. Il governo è fresco di elezione (e di grande compromesso) e cercherà di negoziare.

Agenda Macro Martedì 18 Maggio

agenda

ASIA

Giappone

  • Indice attività terziaria marzo (0:50)
  • Fiducia consumatori aprile (0:50)

EUROPA

UK

  • prezzi al consumo aprile (10:30)

Francia

  • Dati di creazione posti di lavoro trimestrali (8.45)

Italia

  • Bilancia Commerciale Marzo (10.00)

Spagna

  • Bilancia Commerciale Marzo

UE

  • prezzi al consumo aprile (11:00)
  • bilancia commerciale marzo (11:00)
  • Ecofin Bruxelles con Conferenza Stampa prevista alle 10.00

USA

  • Avvio cantieri e permessi edilizi aprile (14:30)
  • prezzi produzione aprile (14:30)

La crisi dell’euro continua

Iniziamo la settimana aprendo un novo capitolo nella crisi dell’euro. La moneta unica perde di nuovo terreno contro il resto delle valute in modo grave visto che nelle ore scorse iniziava a correre il rumor su un possibile taglio di rating sulla Francia. Dopo il naufragio sotto il supporto a livello 1,2330 il cross euro dollaro è di nuovo ai minimi contro la moneta americana e mantiene una discesa sostenuta contro lo Yen. Contro altre valute come il Franco Svizzero la caduta è meno evidente ma, precisamente contro la moneta elvetica potrebbe perdere il supporto psicologico del 1,40 e accelerare il ribasso.

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Tornando al cross euro dollaro vediamo come il 1,2330 –che corrisponde ai minimi di ottobre del 2008- è saltato e la moneta unica è scivolata sino a quota 1,2234 con un nuovo minimo annuo e anche minimo degli ultimi 4 anni. I nostri esperti vedono nell’euro una possibile caduta al di sotto del supporto 1,20. Se questo avvenisse il trend sarebbe evidentemente ribassista ma con alte probabilità di un rimbalzo nel breve termine. Perciò gli analisti sconsigliano di entrare in posizioni corte in questo momento. Il cross euro-dollaro potrebbe essere fonte di perdite dovuto alla volatilità dell’ultimo periodo.

Valori rifugio come il Dollaro o lo Yen sono più raccomandabili. Ma un momento di rischio simile su valute come l’Euro, la Sterlina o le monete scandinave non si era mai visto. Dunque consigliamo di entrate con moderazione e diversificando tra euro, sterlina, Loonie, Kiwi e Aussie se vogliamo alti rischi ma mantenendo un 20% del nostro capitale sul Dollaro, lo Yen o Materie prime.

Informazioni sul dollaro e l'euro. La pagina di Forex per entrare nel mondo delle valute.

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