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Cambio Dollaro. Tutti i nostri post che parlano di: ‘Cambio Dollaro’

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Andamento dollaro

L’andamento del dollaro continua in negativo per il secondo giorno consecutivo nel cambio dollaro euro. Le speculazioni intorno alle decisioni della Federal Reseve continuano ed il mercato attende con visibile nervosismo un possibile movimento nella politica monetaria a stelle e strisce. Inoltre i dati macro degli Stati uniti, segnalano le agenzie, non vanno a gonfie vele. Quelli più preoccupanti riguardano il mercato immobiliare. Il recupero di questo settore rimane fragile, dicono gli esperti, e questo potrebbe condizionare profondamente l’orizzonte temporale di recupero di importantissimi indicatori macroeconomici come quello della disoccupazione. È appunto su questa ripresa irraggiungibile che il settimanale britannico The Economist costruisce la sua copertina della scorsa settimana. Il settimanale titola “are we there yet?” l’articolo dedicato alla ripresa economica negli Stati Uniti che non sembra essere tanto vicina come si aspettava dopo il duro inverno del 2009. Ecco una grafica per seguire il dollaro.

L’Impero del Dollaro

La storia dell’economia è inseparabilmente legata alla nascita, splendore e disfatta di molti imperi. L’impero economico del dollaro è oggi secondo molti analisti un impero che attraversa l’ultimo periodo di splendore prima di entrare definitivamente nel buio tunnel della rotta finale. Ma la storia delle relazioni internazionali ci insegna anche –secondo le teorie più legate alla tradizionale corrente realista– che tutti gli imperi economici o tutte le valute di grande egemonia internazionale, prima della distruzione del suo potere devono avere un poderoso rivale o una serie di rivali pronti ad occupare il vuoto lasciato dal monarca deposto dal trono.

Americans Empire

Americans Empire

Il dollaro ha questo rivale? Si chiedono gli esperti. Potrebbe essere la Cina, si ovvio, risposta scontata. Come poteva esserlo la moneta unica europea prima che la crisi finanziaria diventasse una vera e propria crisi dell’euro, una crisi dell’eurozona e una crisi nervosa per Angela Merkel e le banche tedesche. Ma partiamo dall’inizio, dalla Cina e cerchiamo di rispondere a perché il dollaro non può essere spiazzato nel breve termine dallo Yuan.

Se rileggiamo con calma i libri di storia vediamo che nessun impero economico è durato meno di due secoli. E quando parliamo di impero economico lo associamo a una valuta usata come lingua koinè nell’economia internazionale. Nel caso degli stai uniti e del bigliettone verde questo periodo di tempo non è ancora passato. Anzi, non è passato nemmeno un quarto del tempo che ebbe l’impero britannico per occupare lo scenario globale.

A questo ragionamento si oppongono comunque alcune critiche. Dicono che la globalizzazione, l’era moderna, Internet e la mobilità delle popolazioni a livello globale cambino i tempi degli imperi e modifichino di base i concetti delle vecchie/nuove teorie delle relazioni internazionali; quelle che, per esempio, si basavano principalmente sulla lotta delle nazioni per la sopravvivenza in un mondo violento e in eterna concorrenza per il potere come descrive il teorico John J. Mearsheimer in libri come Offensive Realism. Se non conoscete Mearsheimer digitate su wikipeadia “distruzione totale di tutto e tutti”. Probabilmente troverete la voce per questo teorico.

Tornando agli Stati Uniti e alla Cina non vediamo certo segni di debolezza in questo periodo di recupero dalla crisi. Nemmeno da parte del dollaro ne da parte dello Yuan (stendiamo un velo pietoso sull’euro). Però esiste ancora un abisso di potere tra le due valute. Il biglietto verde continua a essere l’investimento rifugio di tutti i rispermiatori internazionali e la carta vincente di chi non vuole rischiare. Dal canto suo lo Yuan cede sempre più terreno alle richieste delle Casa Bianca. La politica monetaria cinese non riceve ordini da nessuno, ma ascolta con attenzione lo Zio Sam. Un rivale furioso e ansioso di guerra e sangue per occupare il posto dell’imperatore –come gentilmente descrive Mearsheimer– non si comporta affatto così.

Le monete che in questo momento sono –a veduta degli esperti di financialred.com- forti e hanno la possibilità di rifugiare investimenti che scappano dal collasso dell’euro sono le monete scandinave, il rublo, il franco svizzero, lo yen e lo yuan. Nessuna di queste però può ancora competere con il dollaro che dal suo trono eretto nell’era post Lehman Brothers lancia un messaggio chiaro al resto del mondo: siamo i vincitori, siamo i primi a recuperarci, saremo i primi a ripartire e farete meglio a mettere qualche dollaro in portafoglio perché la nostra moneta è forte e siamo qui per difenderla. Mearsheimer sarebbe fiero di Obama se il presidente avesse detto queste parole. Ne siamo sicuri.

Cambio dollaro

Come annunciato nel precedente post il cambio dollaro rispetto ad altre valute è destinato a portarsi a quote molto elevate nei prossimi anni. L’andamento dollaro euro per esempio ci offre una prova evidente del cambio di tendenza che ha sofferto il mondo delle valute dopo la crisi dell’euro. Gli investitori vedono il dollaro americano come un investimento sicuro, un investimento rifugio. Neanche le monete asiatiche –come spiegavamo in settimana- saranno all’altezza. Lo Yuan (anche conosciuto per Remimbi) viene considerato come il futuro egemone del marcato valutario ma la sua crescita è ancora troppo lenta e i movimenti monetari della Cina molto conservatori.

CONVERTITORE DOLLARO EURO

Un dollaro per domarli, Un dollaro per trovarli, Un dollaro per ghermirli e nel buio incatenarli, Nella Terra del Forex, dove l'Ombra cupa scende."

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D’altro canto osserviamo lo Yen. Gli analisti ci consigliavano questa settimana di scappare dal cambio euro yen e vedevano il cross yen/euro in ottica ribassista visto che la moneta giapponese è stata assorbita da una spirale negativa che potrebbe allungarsi sino alla fine del 2010 così come l’euro.

Vincente dunque il cambio dollaro in tutti i settori. Su questo blog ancora non ci siamo occupati in profondità di mercati valutari come le valute scandinave o il rublo. Rispetto all’euro avrebbero anche qualche possibilità di guadagno nel breve termine ma non è sicuramente una scommessa sicura come puntare sul bigliettone di Gorge Washington.

Conversione dollaro euro

Si mantiene fermo il cambio dollaro euro. Intanto che la Cina nega che il suo fondo sovrano SAFE stia vendendo in massa i fondi sovrani appartenenti alla zona euro la moneta europea tira il fiato. La Cina nega dunque una vendita di valute in moneta unica che rilanciano l’euro sul principale cross con il dollaro.

Ma la diversificazione degli attivi cinesi preoccupa e come. Il Financial Times pubblica oggi in copertina un avvertimento sulla quantità di attivi europei che ha in mano il grande drago e che potrebbe vendere se decidesse di diversificare il portafoglio sovrano. L’ammontare sarebbe secondo il quotidiano inglese di 515.000.

La Cina ha avvertito però che la strategia economica del paese è sempre di lungo termine e non mirerebbe mai ad una diversificazione nel breve. Non per evitare danni agli europei, certamente, ma perché questo è il cinese way of life e anche il cinese way of business

La crisi dell’economia Spagnola

Nella conferenza Prospettive per la Borsa Spagnola nel 2010, Juan Carlos Ureta, presidente di Renta 4 – uno dei più importanti broker Spagnoli- commenta così la situazione della crisi dell’Economia Spagnola rispondendo alle domande dei redattori di Cambiodollaroeuro.com

Domanda: Come descriverebbe la situazione del debito spagnolo. C’è stato il contagio da crisi ellenica e potrebbe peggiorare?

Risposta: La situazione del debito spagnolo non la nascondiamo. È pessima. Ormai le agenzie di rating ne hanno parlato –fin troppo- nei loro famigerati analisi internazionali del debito post Grecia. La situazione della Spagna non è buona, e non è buona perché i mali dell’economia spagnola sono strutturali e non si risolveranno nel breve termine. La ristrutturazione del sistema finanziario è arrivata troppo tardi e il nostro debito non è ancora spazzatura ma potrebbe diventarlo. Altri paesi ci sono passati davanti nella ristrutturazione ed è pericoloso. È un miracolo non aver ricevuto un impatto maggiore dalla crisi greca. Ma bisogna ricordare che “la barca globale nella quale ci muoviamo tutti” ha iniziato a navigare e il ricupero è alle porte. I problemi macro della Spagna sono arrivati ad un punto di “stress totale” è hanno –secondo la mia opinione- superato il punto critico nel quale si poteva produrre il contagio.

Il valore dell’euro dollaro

Le maggiori monete (euro e dollaro) non basano il loro valore su un capitale reale (quarant’anno fa era l’oro). Le banche centrali (Bce e Fed) gestiscono la base monetaria in modo arbitrario con l’obiettivo di mantenere l’inflazione contenuta. La facoltà di produrre (stampare) moneta non è dunque in mano a nessuno Stato, che – al contrario – deve emettere titoli di debito per ricevere in prestito moneta con interessi.

Dunque su cosa si regge la valuta? Le monete, così come i mercati, si reggono sulla fiducia. La fiducia reciproca dei consumatori e dei cittadini, sicuri che troveranno altrettante persone d’accordo sull’idea che una banconota ha un determinato valore (quello scritto sulla carta). Un recente articolo sul Wall Street Journal dimostra che il baratto sta diventando un metodo di pagamento sempre più diffuso. Siti web e comunità della rete, e addirittura società ben strutturate usano questo tipo di metodo di pagamento, in sostanza, uno scambio. Una diffusione capillare di un tale fenomeno sarebbe la distruzione ideale della moneta; così com’è intesa oggi.

Il valore reale dell'euro: Cartoon: La Gazeta Mercantil

Il valore reale dell'euro: Cartoon: La Gazeta Mercantil

La graduale, ma inesorabile, debolezza dell’euro nei confronti del dollaro è da imputare anche alla mancanza di fiducia nella politica. Le istituzioni non hanno agito in fretta: la lentezza nel coordinamento per un intervento a favore della Grecia ha evidenziato non solo il vero punto debole dell’Europa, e cioè un’unione politica mai riuscita, ma ha anche messo in dubbio i fondamentali della moneta unica. Chiedersi se sia possibile o meno uscire dall’euro, come ha fatto la Germania, è di per sé un valido motivo per dubitare della solidità dell’unione monetaria. Oggi, gli osservatori si chiedono addirittura se sia possibile creare un nucleo molto ristretto di paesi disposti a costruire “il vero euro”, più controllato, coordinato ed efficiente. Stiamo vivendo di nuovo il periodo nero del 2008, quando gli investitori avevano perso la fiducia nei mercati. Oggi quel che manca è la fiducia nella moneta, nei governi e nella capacità della politica di contenere il disagio sociale. Compito non facile in un momento come questo. Quel che è certo è che l’obiettivo – al momento – sembra fallito.

La borsa in Spagna: è arrivato il contagio post Grecia?

La redazione di Cambiodollaroeuro  e Financialred Canale Italia si sposta a Madrid per seguire la Borsa in Spagna. Il meeting di Bolsalia è un incontro nazionale iberico per investitori. L’Ibex apre una tre giorni (6,7 e 8 maggio) atipica per pubblicizare la aziende quotate e ricuperare la fiducia degli investitori dopo un possibile contagio post Grecia. Per sapere perché la Spagna ha bisogno di recuperare la fiducia dei risparmiatori leggi La crisi dell’Euro.

bolsallia

Disoccupazione Italia e Prezzi al Consumo al centro dei dati Macro

Attenzione alla stima del Pil Americano del secondo trimestre e ai dati italiani che vengono in batteria:  tasso disoccupati in Italia, prezzi al consumo provvisori di aprile, Prezzi alla produzione marzo.

agenda

Giappone

  • Produzione industriale marzo (0:50)
  • Tasso disoccupazione marzo (0:50)
  • Prezzi al consumo marzo (0:50)
  • Spese famiglie (0:50)

Germania

  • Vendite ingrosso 1° trimestre (8:00)

Francia

  • Prezzi produzione marzo (8:45)

Italia

  • Prezzi alla produzione marzo (10:00)
  • Prezzi al consumo provvisori di aprile (11:00)
  • Occupati e disoccupati marzo (12:00)

UE

  • Stima Flash su inflazione aprile (11:00)
  • Tasso disoccupazione marzo (11:00)

Usa

  • Pil 1° trimestre 2° stima (14:30)
  • Costo lavoro 1° trimestre (14:30)
  • PMI Chicago aprile (15:45)
  • Fiducia consumatori aprile (15:55)

Il dollaro americano

Il dollaro americano potrebbe subire forti impatti dopo la decisione della Federal Reserve (Fed) sui tassi d’interesse. Anche se le speculazioni su un possibile aumento dei tassi da parte della banca di Ben Bernanke sono elevate il consensus del mercato stima che il rialzo dei tassi non avverrà così presto. Vedi il cambio dollaro.

Un dollaro più forte. Cartoon: weakonomics.com

Un dollaro più forte. Cartoon: weakonomics.com

Il tasso –rimasto ai minimi storici da mesi sullo 0’25%– non cambierà sicuramente ma la Federal Reserve, scrive il Washington Post, sarà sicuramente più ottimista del solito . La riunione della Fed finisce e Bernanke, scrive il quotidiano “potrebbe annunciare una possibile data per il rialzo dei tassi visto che i dati dell’economia americana dimostrano un recupero forte”.

La Politica Monetaria Americana protagonista Macro

agenda

Oggi tutti attenti alla FED

ASIA

Australia

  • Indice Prezzi al Consumo del primo semestre

Nuova Zelanda

  • Decisione dei tassi d’iteresse della Reserve Bank of New Zealand

Giappone

  • Vendite dettaglio marzo

EUROPA

Germania

  • 9.00 Indice Prezzi al Consumo aprile
  • Conferenza Euromoney a Berlino di Jürgen Stark del Consiglio Escutivo della Banca Centrale Europa

Spagna

  • Vendite dettaglio marzo (9:00)

Lussemburgo

  • Report stabilità finanziaria Banca Centrale Lussemburgo

Italia

  • Fiducia delle imprese aprile

BCE

  • Pubblicazione dell’Inchiesta sui prestiti bancari

Usa

  • DECISIONE DEI TASSI D’INTERESSE DELLA FED
  • Scorte petrolio settimanali (16:30)

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