Pubblicato da Salvatore - 19/02/12 alle 11:02:08 am
Egli enfatizza la libertà politica europea, ipotizza un’unione in cui ci sia collaborazione tra i popoli che accettano e condividono il progresso altrui. Dopo aver studiato le civiltà anteriori e osservato quella dell’Europa moderna arriva a constatare che nel nostro continente coesistono tutti i principi di organizzazione sociale; ci sono esempi di tutti i sistemi politici: monarchie, teocrazie, repubbliche che nonostante la loro diversità di fondo, coesistono fianco a fianco. Mentre le altre civiltà hanno conosciuto la tirannia, l’Europa è la madre della libertà, la quale consiste nell’impossibilità per una sola forza di soffocare le altre. Il Guizot afferma che la grandezza europea consiste nella collaborazione e nell’impegno che ogni Nazione si sforza di dare al solo fine di un miglioramento per il proprio Continente. Tuttavia secondo il Guizot, il centro della civiltà europea è stata la sua stessa nazione, la Francia, la quale a differenza dell’Italia, dell’Inghilterra e della Spagna, ha conosciuto uno sviluppo intellettuale e sociale contemporaneamente. Le idee in Francia hanno preceduto e provocato il miglioramento dell’ordine sociale che si è preparato nelle dottrine prima di compiersi nelle cose. Nella sua opera “L’Histoire”, lo storico calvinista francese ricorre spesso il paragone con l’Asia, denunciando la sua immobilità e contrapponendo ad essa l’incessante progresso europeo. La causa di questa arretratezza non consiste nella tirannide che per molti anni ha caratterizzato il mondo orientale, ma nel fatto che si è avuto un avanzamento solo di una classe sociale che scavalcato le altre diventando casta e compromettendo e immobilizzando la vita politica e sociale. In Europa invece, nessuna classe ha mai potuto veramente cancellare le altre, gli oppressi davano vita a continue rivolte che, per quanto hanno potuto ledere alla pace dei luoghi, sono comunque state produttive per un avanzamento economico e sociale. Altra novità introdotta dal Guizot è l’appello al principio di legittimità politica. Nel periodo della restaurazione, viene invocato questo concetto di legittimità per il riordinamento dell’Europa dopo la tempesta della Rivoluzione Francese e dell’Impero Napoleonico. “L’Histoire” del Guizot è un’opera molto completa e di grande importanza perché riassume le varie fasi dell’idea di Europa tra 700 e ’800. Durante il periodo Romantico ci fu una rivalutazione, esaltazione del fattore religioso della vita europea. Benedetto Croce affermò che i cittadini europei erano accomunati tutti da un forte sentimento cristiano che nonostante non si concretizzasse nelle grandi pratiche di culto era incancellabile nelle coscienze di tutti gli appartenenti al Vecchio Continente. Anche il Papa Leone XIII era convinto che la religione fosse qualcosa che accomunasse tutti e grazie ad essa l’Europa era riuscita a domare per tanti anni la ferocia e la violenza delle nazioni barbare. L’idea di un’unità europea vemie messa in grave pericolodall’avvento del nazionalismo. I chierici del Mondo Moderno, cioè gli studiosi come Julien Benda divennero di parte e si impegnarono nel dissolvimento di ogni possibilità di comunità per esaltare la luce del singolo Stato. Tutto ciò che abbiamo detto fin ora prova il fatto che il problema “Europa” è stato al centro di dibattiti e situazioni già molto tempo fa e non è qualcosa di recente; l’idea di un’Europa unita non solo geograficamente ma anche e soprattutto civilmente e moralmente si sviluppò per lo più nel periodo illuminista.
Pubblicato da Salvatore - 19/02/12 alle 11:02:59 am
Certo, questa Europa è ancora assai limitata, come ambito geografico. C’è tutta una parte, grandissima, che è già conglobata nell’Europa fisica, ma non affatto nell’Europa “morale”. Questa diversità fra le considerazioni di carattere fisico-etnografico e quelle di carattere morale-culturale-politico spiega dunque l’oscillare di valore del termine Europa, ora assunto in un senso, ora nell’altro. Criterio fondamentale di differenziazione è quello della “libertà” politica, ellenica, contrapposta alla “tirannide” asiatica. La prima formulazione dell’Europa come di una comunità che ha caratteri specifici anche fuori dell’ambito geografico, e caratteri puramente “terreni”, “laici “, non religiosi, è del Machiavelli. E poiché è del Machiavelli, non potrà essere che una formulazione di carattere politico. Fra il V e IV secoloa.C. sorge una coscienza “europea” (od occidentale) contro una “asiatica” (od orientale). Socrate infatti contrappone l’Europa all’Asia, come l’Elleno al barbaro. Il termine Europa appare più di una volta anche in Dante. Nella mente di Dante l’Europa è, almeno verso Oriente, assai più limitata di quello che noi siamo soliti raffigurarci, e, sostanzialmente, è il gran blocco delle nazioni centro-occidentali, che egli ha costantemente sott’occhio nelle sue meditazioni e preoccupazioni, il blocco nel cui centro sta l’Italia “Europa regione nobilissima “. Nel ’600 e nel 700 sono stati molti i Paesi “esotici” che furono oggetto d’interesse da parte dell’Europa. Oltre alla Cina, reputata da molti un paradiso terrestre, nazione della saggezza e della filosofia, l’Arabia diventa una terra tutta da scoprire non solo da un punto di vista paesaggistico, ma anche e soprattutto per la sua cultura e la sua tolleranza religiosa. Nel 700 si sviluppa con fervore la letteratura degli pseudo-viaggi. Secondo il parere di Hazard grazie, appunto, a questa letteratura, ogni europeo si rese conto che al di là dei “suoi” confini esistevano uomini non inferiori a lui anche se frutto di modi di vita differenti. Nella seconda metà del XVIII secolo contro l’europeismo si va delineando e fortificando l’idea di Nazione. Uno dei più importanti pensatori di questo periodo, Jean Jacques Rosseau è risolutamente avverso ad un europeismo che non rispetti le caratteristiche nazionali. Il sentimento patriottico e la passione nazionalistica s’intensificarono soprattutto nel venticinquennio 1790-1815, nonostante questo, il senso d’unità europeo non scomparve. Matternich considera l’Europa come una patria in cui ogni Stato lotta per i l proprio benessere, ma anche per quello degli altri cittadini europei. L’europeismo del Matternich è il rifiuto del principio di nazionalità, di ogni concetto di patria. Un uomo che fu anti-Matternich per eccellenza nell’800 fu Giuseppe Mazzini. Mazzini divinizza la Nazione, la Patria e la vede come un mezzo nobilissimo per il compimento dell’umanità. Ogni Popolo, secondo lui ha avuto da Dio una sua missione e se ogni persona s’impegnerà per il bene comune, allora si verrà a costituire la vera Patria. Come Mazzini, anche De Maistre aveva affermato che ogni Nazione ha un compito da assolvere e attribuiva alla Francia il potere di guida sulle altre Nazioni. La missione tedesca invece, era stata esaltata da Federico Shiller, il quale credeva profondamente nelle capacità dei tedeschi di dominare la Germania. Guizot, storico francese autore di due importanti opere riguardanti l’Europa, vuole compiere con i suoi scritti la storia della civiltà europea, consapevole in ogni caso che ogni nazione che compone il continente ha costumi e tradizioni diverse.