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Fed. Tutti i nostri post che parlano di: ‘Fed’

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Il valore dell’euro dollaro

Le maggiori monete (euro e dollaro) non basano il loro valore su un capitale reale (quarant’anno fa era l’oro). Le banche centrali (Bce e Fed) gestiscono la base monetaria in modo arbitrario con l’obiettivo di mantenere l’inflazione contenuta. La facoltà di produrre (stampare) moneta non è dunque in mano a nessuno Stato, che – al contrario – deve emettere titoli di debito per ricevere in prestito moneta con interessi.

Dunque su cosa si regge la valuta? Le monete, così come i mercati, si reggono sulla fiducia. La fiducia reciproca dei consumatori e dei cittadini, sicuri che troveranno altrettante persone d’accordo sull’idea che una banconota ha un determinato valore (quello scritto sulla carta). Un recente articolo sul Wall Street Journal dimostra che il baratto sta diventando un metodo di pagamento sempre più diffuso. Siti web e comunità della rete, e addirittura società ben strutturate usano questo tipo di metodo di pagamento, in sostanza, uno scambio. Una diffusione capillare di un tale fenomeno sarebbe la distruzione ideale della moneta; così com’è intesa oggi.

Il valore reale dell'euro: Cartoon: La Gazeta Mercantil

Il valore reale dell'euro: Cartoon: La Gazeta Mercantil

La graduale, ma inesorabile, debolezza dell’euro nei confronti del dollaro è da imputare anche alla mancanza di fiducia nella politica. Le istituzioni non hanno agito in fretta: la lentezza nel coordinamento per un intervento a favore della Grecia ha evidenziato non solo il vero punto debole dell’Europa, e cioè un’unione politica mai riuscita, ma ha anche messo in dubbio i fondamentali della moneta unica. Chiedersi se sia possibile o meno uscire dall’euro, come ha fatto la Germania, è di per sé un valido motivo per dubitare della solidità dell’unione monetaria. Oggi, gli osservatori si chiedono addirittura se sia possibile creare un nucleo molto ristretto di paesi disposti a costruire “il vero euro”, più controllato, coordinato ed efficiente. Stiamo vivendo di nuovo il periodo nero del 2008, quando gli investitori avevano perso la fiducia nei mercati. Oggi quel che manca è la fiducia nella moneta, nei governi e nella capacità della politica di contenere il disagio sociale. Compito non facile in un momento come questo. Quel che è certo è che l’obiettivo – al momento – sembra fallito.

Andamento dollaro euro ed euro dollaro

L’euro si è svegliato dopo un pesante hangover e con voglia di recuperare il terreno perduto a inizio settimana. Il mal di testa degli investitori che puntavano sulla monta unica è principalmente dovuto ai PIIGS e ai diversi rating negativi che S&P ha deciso di elargire questa settimana. Una generosità -quella di S&P– che aumenta come non mai i dubbi sulla sostenibilità di una zona euro con differenze interne importanti. D’altro canto, laddove le economie dell’euro-periferia hanno bisogno dell’Euro per recuperare la stabilità (nel caso della Grecia per non andare in default) i principali motori della zona euro come la Germania non sembrano tanto convinti di una sostenibilità a lungo termine di questa fiaba della cicala e la formica.

EuroCrashLarge

Infatti per l’euro le economie come quella ellenica o l’andazzo di quella spagnola e portoghese si dimostrano catastrofiche. Chiamarle cicale o maialini fa lo stesso. Il fatto è che l’euro toccava mercoledì un minimo di 12 mesi 1,3115 e oggi vediamo il rimbalzo sopra l’1,3300. Il dollaro invece vedrà molto presto una beneficiosa decisione della FEd di alzare i tassi d’interesse per difendersi al più presto da uno Yen che potrebbe “liberarsi” nei prossimo anni e diventare la nuova lingua coinè dei mercati Forex. Ma queste è un’altra battaglia.

La Politica Monetaria Americana protagonista Macro

agenda

Oggi tutti attenti alla FED

ASIA

Australia

  • Indice Prezzi al Consumo del primo semestre

Nuova Zelanda

  • Decisione dei tassi d’iteresse della Reserve Bank of New Zealand

Giappone

  • Vendite dettaglio marzo

EUROPA

Germania

  • 9.00 Indice Prezzi al Consumo aprile
  • Conferenza Euromoney a Berlino di Jürgen Stark del Consiglio Escutivo della Banca Centrale Europa

Spagna

  • Vendite dettaglio marzo (9:00)

Lussemburgo

  • Report stabilità finanziaria Banca Centrale Lussemburgo

Italia

  • Fiducia delle imprese aprile

BCE

  • Pubblicazione dell’Inchiesta sui prestiti bancari

Usa

  • DECISIONE DEI TASSI D’INTERESSE DELLA FED
  • Scorte petrolio settimanali (16:30)

Dollaro Euro. “La Fed dovrà alzare i tassi, prima o poi” parola di Janet Yellen

Il nuovo dollaro? Qualche settimana fa parlavamo del nuovo dollaro di Janet Yellen. Un cambiamento fondamentale nella politica monetaria americana –atteso entro la fine di questo anno- che grazie all’intervento dell’attuale governatore della Fed di San Francisco nella Fed di Bernanke potrebbe portare il biglietto verde a rafforzarsi nel breve termine. Un cambiamento voluto anche da Obama e da Ben Bernanke per rilanciare l’economia a stelle e strisce una volta fuori dalla crisi. Per farlo però in un modo più rapido e ridare a gli inversori che conservano investimenti in dollari un pò di sollievo ci vuole un rialzo dei tassi.

Janet Yellen che rimpiazzerà Khon alla Federal Reserve è il cavallo di battaglia che ci vuole. Ieri in un discorso sullo stato dell’economia americana diceva:

“Prima o poi, se l’economia degli Stati Uniti d’America continuerà ad espandersi a questo ritmo, la Fed dovrà ritirare le misure di stimolo all’economia”. Una di loro potrebbe essere senza dubbio la salita del tasso Fed. È ormai da dicembre del 2008 che i tassi rimangono ancorati a 0%-0,25%. Ma dovremo aspettare (anche se il 59% del mercato prevede una salita dei tassi Usa entro la finde del 2010) alla prossima riunione della Fed prevista per il 27, 28 aprile per confermare il fatto.

Il futuro del dollaro?

Il futuro del dollaro?

Dollaro che inciampa con la disoccupazione Usa

I dati macro Usa di ieri hanno avuto un impatto negativo sul dollaro. Il biglietto verde inciampava con i dati di ADP (employment report) sull’occupazione. Il report dell’agenzia segnalava la “distruzione” di 23.000 posti di lavoro contro le estime di creazione di posti 40.000 che si aspettava il mercato. La reazione dei mercati è simile a quella che ci si aspetterebbe venerdì quando gli Usa pubblicheranno i dati di disoccupazione americana. Purtroppo le borse saranno chiuse. Intanto in Italia l’Istat ha pubblicato i dati dell’occupazione italiana di febbario 2010.

Il dollaro che inciampa. Source: www.usbmania.ro/

Il dollaro che inciampa. Source: www.usbmania.ro/

Tasso Fed? Risultato alle 19.15

Al termine della riunione di oggi conosceremo dalla Fed la decisione sui tassi di interesse. L’attesa delle borse è grande e – anche se le voci degli esperti rassicurano il mercato preannunciando tassi invariati- la politica monetaria americana potrebbe variare. Una variazione che servirebbe ad uscire dalle misure economiche straordinare adottate dagli Stati Uniti durante la crisi.

Ben Bernanke. Foto: sagentwm.com

Ben Bernanke. Foto: sagentwm.com

L’ultimo dato dei tassi di interesse americani è: 0,25%

Alcuni analisti stimano questa sia l’ultima occasione in cui la Riserva Federale americana ripete strategia. In relazione a questo “cambiamento” che la squadra di Ben Bernanke sta covando per la politica monetaria del paese ricordiamo le indiscrezioni sulla sostituzione del numero due della Fed Donald Kohn con Janet Yellen. Per alcuni soltanto un altro “flop” delle strategie Obama, visto che la Yellen sarebbe una soffio di liberalismo, per altri invece la miglior scelta possibile.

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