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L’Impero del Dollaro

La storia dell’economia è inseparabilmente legata alla nascita, splendore e disfatta di molti imperi. L’impero economico del dollaro è oggi secondo molti analisti un impero che attraversa l’ultimo periodo di splendore prima di entrare definitivamente nel buio tunnel della rotta finale. Ma la storia delle relazioni internazionali ci insegna anche –secondo le teorie più legate alla tradizionale corrente realista– che tutti gli imperi economici o tutte le valute di grande egemonia internazionale, prima della distruzione del suo potere devono avere un poderoso rivale o una serie di rivali pronti ad occupare il vuoto lasciato dal monarca deposto dal trono.

Americans Empire

Americans Empire

Il dollaro ha questo rivale? Si chiedono gli esperti. Potrebbe essere la Cina, si ovvio, risposta scontata. Come poteva esserlo la moneta unica europea prima che la crisi finanziaria diventasse una vera e propria crisi dell’euro, una crisi dell’eurozona e una crisi nervosa per Angela Merkel e le banche tedesche. Ma partiamo dall’inizio, dalla Cina e cerchiamo di rispondere a perché il dollaro non può essere spiazzato nel breve termine dallo Yuan.

Se rileggiamo con calma i libri di storia vediamo che nessun impero economico è durato meno di due secoli. E quando parliamo di impero economico lo associamo a una valuta usata come lingua koinè nell’economia internazionale. Nel caso degli stai uniti e del bigliettone verde questo periodo di tempo non è ancora passato. Anzi, non è passato nemmeno un quarto del tempo che ebbe l’impero britannico per occupare lo scenario globale.

A questo ragionamento si oppongono comunque alcune critiche. Dicono che la globalizzazione, l’era moderna, Internet e la mobilità delle popolazioni a livello globale cambino i tempi degli imperi e modifichino di base i concetti delle vecchie/nuove teorie delle relazioni internazionali; quelle che, per esempio, si basavano principalmente sulla lotta delle nazioni per la sopravvivenza in un mondo violento e in eterna concorrenza per il potere come descrive il teorico John J. Mearsheimer in libri come Offensive Realism. Se non conoscete Mearsheimer digitate su wikipeadia “distruzione totale di tutto e tutti”. Probabilmente troverete la voce per questo teorico.

Tornando agli Stati Uniti e alla Cina non vediamo certo segni di debolezza in questo periodo di recupero dalla crisi. Nemmeno da parte del dollaro ne da parte dello Yuan (stendiamo un velo pietoso sull’euro). Però esiste ancora un abisso di potere tra le due valute. Il biglietto verde continua a essere l’investimento rifugio di tutti i rispermiatori internazionali e la carta vincente di chi non vuole rischiare. Dal canto suo lo Yuan cede sempre più terreno alle richieste delle Casa Bianca. La politica monetaria cinese non riceve ordini da nessuno, ma ascolta con attenzione lo Zio Sam. Un rivale furioso e ansioso di guerra e sangue per occupare il posto dell’imperatore –come gentilmente descrive Mearsheimer– non si comporta affatto così.

Le monete che in questo momento sono –a veduta degli esperti di financialred.com- forti e hanno la possibilità di rifugiare investimenti che scappano dal collasso dell’euro sono le monete scandinave, il rublo, il franco svizzero, lo yen e lo yuan. Nessuna di queste però può ancora competere con il dollaro che dal suo trono eretto nell’era post Lehman Brothers lancia un messaggio chiaro al resto del mondo: siamo i vincitori, siamo i primi a recuperarci, saremo i primi a ripartire e farete meglio a mettere qualche dollaro in portafoglio perché la nostra moneta è forte e siamo qui per difenderla. Mearsheimer sarebbe fiero di Obama se il presidente avesse detto queste parole. Ne siamo sicuri.

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