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Economia sommersa

In Italia l’economia sommersa frena lo sviluppo. L’Ocse, l’organizzazione dei paesi cosiddetti sviluppati, piazza il Paese al secondo gradino del podio su 46, subito dietro la Grecia. Quantificare la mole di denaro che circola nel sottobosco dell’economia non è facile, ma è possibile tracciare un quadro vicino alla realtà e calcolare l’emersione del lavoro irregolare. Iniziamo con una definizione di lavoro in nero. Per la letteratura “l’economia sommersa rappresenta quell’insieme di attività che contribuiscono alla formazione del reddito e della ricchezza di una nazione senza essere tuttavia rilevate nelle statistiche ufficiali” (Lucifora, Università Cattolica).

Lavoro nero. Foto: www.lecceprima.it

Lavoro nero. Foto: www.lecceprima.it

Sul fronte del lavoro l’Italia è divisa ma è chiaro che il problema non riguarda solo il meridione, com spesso si pensa. Al nord vince il “lavoro grigio” ossia l’uso marginale, più per convenienza che per necessità, di impiego irregolare. Al sud invece prevale quello nero, cioè completamente sommerso, fatto anche di sfruttamento. Le statistiche del Fondo monetario internazionale ci dicono che l’incidenza dell’economia sommersa in Italia è del 27% (la Grecia è al 30%; dati 2002). L’Ocse nei suoi elaborati aggiunge che in tre decadi, nei paesi occidentali, il sommerso è raddoppiato passando da un’incidenza media del 10% a una del 20%. 
L’anno scorso di questi tempi il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva lanciato l’allarme “economia sommersa” durante il consueto discorso delle “Considerazioni finali” (attese per la fine di questo mese). Nascondere “una parte considerevole delle basi imponibili – aveva detto – accresce l’onere imposto ai contribuenti ligi al dovere fiscale”. Il messaggio è chiaro: se qualcuno ruba pagano tutti (e l’economia si ferma).

Qualche numero fornisce un’ulteriore dimensione del problema. Stime dell’Istat risalenti al 2006 rivelano che il sommerso nel settore agricolo valeva 8,5 miliardi, in quello industriale 42 e nel terziario (servizi) 199,4. A questo si deve aggiungere il mercato del lavoro che soffre di un “tasso di irregolarità” pari al 12 per cento. Dire che il problema è comune non serve perché la questione non è solo economica. E’ anche indice della civiltà di un paese. I lavoratori di qualsiasi provenienza ed estrazione costretti al lavoro nero o poco tutelato soffrono di una condizione di diseguaglianza rispetto agli altri cittadini. Una realtà in forte contrasto la costituzione italiana che non ha trovato soluzione. Una pressione fiscale del 43 per cento non basta a giustificare il mancato rispetto delle regole.

Disoccupazione Italia e Prezzi al Consumo al centro dei dati Macro

Attenzione alla stima del Pil Americano del secondo trimestre e ai dati italiani che vengono in batteria:  tasso disoccupati in Italia, prezzi al consumo provvisori di aprile, Prezzi alla produzione marzo.

agenda

Giappone

  • Produzione industriale marzo (0:50)
  • Tasso disoccupazione marzo (0:50)
  • Prezzi al consumo marzo (0:50)
  • Spese famiglie (0:50)

Germania

  • Vendite ingrosso 1° trimestre (8:00)

Francia

  • Prezzi produzione marzo (8:45)

Italia

  • Prezzi alla produzione marzo (10:00)
  • Prezzi al consumo provvisori di aprile (11:00)
  • Occupati e disoccupati marzo (12:00)

UE

  • Stima Flash su inflazione aprile (11:00)
  • Tasso disoccupazione marzo (11:00)

Usa

  • Pil 1° trimestre 2° stima (14:30)
  • Costo lavoro 1° trimestre (14:30)
  • PMI Chicago aprile (15:45)
  • Fiducia consumatori aprile (15:55)

Euro, pericolo dalla Spagna: disoccupazione inaccetabile, interviene il FMI

“La Spagna è il paese che ha reagito peggio alla crisi dal punto di vista del mercato del lavoro”. Queste le parole che scrive il FMI di Strauss Kahn nel report sull’economia globale. Sono forti le critiche del Fondo Monetario Internazionale alla Spagna e questa volta si tratta proprio del punto debole dell’economia spagnola, il mercato del lavoro spagnolo presenta una disoccupazione di quasi il 20% e le statistiche di disoccupazione giovanile potrebbero arrivare oltre il 30%. Il FMI si direbbe pronto ad intervenire con proposte per il governo Zapatero. Un nuovo peridolo per l’euro che proviene dai soliti PIIGS.

Spagnoli alla ricerca di un lavoro nell'ufficio occupazione dello stato. Foto: www.gurusblog.com

Spagnoli alla ricerca di un lavoro nell'ufficio occupazione dello stato. Foto: www.gurusblog.com

Una tra tante sarebbe la riduzione dei costi dei licenziamenti, che in Spagna sono alle stelle grazie al debole del governo socialista per gli accordi con i sindacati. Il FMI punta il dito contro l’alto numero di concessioni del governo Zapatero alle associazioni sindacali per “proteggere chi ha un lavoro” ma che potrebbero condannare il 20% degli spagnoli a non trovarne uno in molto tempo.

L’organismo internazionale spiega che la Spagna gestisce male i contratti indeterminati (che non sono tanti ma bensì troppo cari da recidere) e i contratti determinati, che sono troppi, mal pagati e non danno la possibilità al lavoratore –soprattutto giovane- di inserirsi nel mercato del lavoro definitivamente.

La proposta del FMI

Il Fondo Monetario Internazionale propone alla Spagna –se non vuole, grazia alla disoccupazione, diventare il nuovo pericolo pubblico dell’eurozona dopo la Grecia – di eliminare l’abisso che separa le due modalità di contratto. Quelli indefiniti  ricevono compensi per licenziamento di uno stipendio pari a  33 a 45 giorni per anno lavorato mentre quelli temporali non ricevono nulla. “Proponiamo alla Spagna di  ridurre le norme di protezione dei lavoratori a contratto indeterminato e favorire quelli a contratto temporale”, scrive Ravi Balakrishnan, esperto del FMI.

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