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Il recupero de dollaro

Il recupero del dollaro è evidente, questa mattina infatti, la cosa più importante che vediamo nel mercato valutario è che il dollaro recupera, appunto, posizioni dopo la recente debolezza. I dati sull’occupazione mensile di Venerdì riscontrati negli Stati Uniti sono stati fondamentali per il biglietto verde che ha mostrato capacità di recupero dopo l’anemica debolezza in tutti i cross internazionali. Così, l’indice del dollaro è salito abbandonando il minimo degli ultimi mesi. Notiamo che l’euro e la sterlina cedono terreno e cadendo senza velocità. La più forte è perlappunto la correzione di cui stanno subendo gli impatti ne cambio cable e l’eurodollaro.

dollaro

Cambio Euro Dollaro

L’EuroDollaro sta cercando di superare la zona 1,30, ma la grafica odierna ci dà un segnale complicato, perché sembra disegnare una figura ribassista con due bacini e un canale rialzista in mezzo. La linea curva che passava attraverso la sessione a 1,2871 raggiunge una vetta poco stabile che potrebbe crollare di nuovo se non consegue un consolidamento della posizione nel breve termine. La volatilità è di nuovo molto alta nel cross delle due valute e bisogna fare molta attenzione a questo ultimo livello citato come un possibile supporto la cui rottura invertirebbe il trend.

Euro Dollaro. L'euro vince nel breve.

Euro Dollaro. L'euro vince nel breve.

Nucleare Iran

L’Iran non ha ancora definito chiaramente la propria politica monetaria. Il balletto continua da settembre, quando il governo aveva proposto che le transazioni delle esportazioni di greggio fossero calcolate in euro, anziché in dollari. Il biglietto verde in quel momento era una valuta debole, ma cercare di cambiare il sistema petrolio-dollaro non è così semplice. L’ultimo che ha tentato una strada simile è stato Saddam Hussein, il leader iracheno giustiziato dopo l’invasione americana. Erano gli anni Novanta, Hussein voleva cambiare il sistema che lega il dollaro al petrolio ma di lì a poco sarebbero intervenute le forze armate statunitensi e inglesi innescando la Guerra del Golfo.

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Secondo un rapporto del 2008 della banca centrale iraniana le riserve ammontano a 54 miliardi di dollari e l’80 per cento delle entrate derivano proprio dalla vendita di petrolio. Poi, i mercati sono cambiati. Il sistema si è invertito. L’euro è diventato il tallone d’Achille. All’inizio del mese di giugno la tv pubblica iraniana dà l’annuncio di ridurre le proprie riserve in euro dal 47,5 per cento al 43,8. Gli analisti si sono scervellati per capire quale fosse l’intenzione iraniana. L’impressione è che i banchieri centrali del paese stessero cercando una valuta alternativa di fatto concepita come un ulteriore gesto di sfiducia nei confronti della moneta unica, già nella bufera. Il timore però è durato poco. Nei giorni seguenti il governatore della banca centrale iraniana, Mahmoud Bahmani, ha definito “non corretta” l’indiscrezione circolata in precedenza e ha messo in chiaro che l’Iran non intende alleggerirsi di euro. Adesso sono arrivate nuove sanzioni, qusi unanimi, dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Anche Cina e Russia hanno voltato le spalle all’Iran e non consentiranno al paese di entrare nel blocco asiatico dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco); una sorta di G8 asiatico che vede tra i partecipanti Russia, Cina, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan. Quali saranno le prossime mosse di Teheran? Tornerà sui propri passi cercando di affossare il dollaro?

L’Impero del Dollaro

La storia dell’economia è inseparabilmente legata alla nascita, splendore e disfatta di molti imperi. L’impero economico del dollaro è oggi secondo molti analisti un impero che attraversa l’ultimo periodo di splendore prima di entrare definitivamente nel buio tunnel della rotta finale. Ma la storia delle relazioni internazionali ci insegna anche –secondo le teorie più legate alla tradizionale corrente realista– che tutti gli imperi economici o tutte le valute di grande egemonia internazionale, prima della distruzione del suo potere devono avere un poderoso rivale o una serie di rivali pronti ad occupare il vuoto lasciato dal monarca deposto dal trono.

Americans Empire

Americans Empire

Il dollaro ha questo rivale? Si chiedono gli esperti. Potrebbe essere la Cina, si ovvio, risposta scontata. Come poteva esserlo la moneta unica europea prima che la crisi finanziaria diventasse una vera e propria crisi dell’euro, una crisi dell’eurozona e una crisi nervosa per Angela Merkel e le banche tedesche. Ma partiamo dall’inizio, dalla Cina e cerchiamo di rispondere a perché il dollaro non può essere spiazzato nel breve termine dallo Yuan.

Se rileggiamo con calma i libri di storia vediamo che nessun impero economico è durato meno di due secoli. E quando parliamo di impero economico lo associamo a una valuta usata come lingua koinè nell’economia internazionale. Nel caso degli stai uniti e del bigliettone verde questo periodo di tempo non è ancora passato. Anzi, non è passato nemmeno un quarto del tempo che ebbe l’impero britannico per occupare lo scenario globale.

A questo ragionamento si oppongono comunque alcune critiche. Dicono che la globalizzazione, l’era moderna, Internet e la mobilità delle popolazioni a livello globale cambino i tempi degli imperi e modifichino di base i concetti delle vecchie/nuove teorie delle relazioni internazionali; quelle che, per esempio, si basavano principalmente sulla lotta delle nazioni per la sopravvivenza in un mondo violento e in eterna concorrenza per il potere come descrive il teorico John J. Mearsheimer in libri come Offensive Realism. Se non conoscete Mearsheimer digitate su wikipeadia “distruzione totale di tutto e tutti”. Probabilmente troverete la voce per questo teorico.

Tornando agli Stati Uniti e alla Cina non vediamo certo segni di debolezza in questo periodo di recupero dalla crisi. Nemmeno da parte del dollaro ne da parte dello Yuan (stendiamo un velo pietoso sull’euro). Però esiste ancora un abisso di potere tra le due valute. Il biglietto verde continua a essere l’investimento rifugio di tutti i rispermiatori internazionali e la carta vincente di chi non vuole rischiare. Dal canto suo lo Yuan cede sempre più terreno alle richieste delle Casa Bianca. La politica monetaria cinese non riceve ordini da nessuno, ma ascolta con attenzione lo Zio Sam. Un rivale furioso e ansioso di guerra e sangue per occupare il posto dell’imperatore –come gentilmente descrive Mearsheimer– non si comporta affatto così.

Le monete che in questo momento sono –a veduta degli esperti di financialred.com- forti e hanno la possibilità di rifugiare investimenti che scappano dal collasso dell’euro sono le monete scandinave, il rublo, il franco svizzero, lo yen e lo yuan. Nessuna di queste però può ancora competere con il dollaro che dal suo trono eretto nell’era post Lehman Brothers lancia un messaggio chiaro al resto del mondo: siamo i vincitori, siamo i primi a recuperarci, saremo i primi a ripartire e farete meglio a mettere qualche dollaro in portafoglio perché la nostra moneta è forte e siamo qui per difenderla. Mearsheimer sarebbe fiero di Obama se il presidente avesse detto queste parole. Ne siamo sicuri.

Economia sommersa

In Italia l’economia sommersa frena lo sviluppo. L’Ocse, l’organizzazione dei paesi cosiddetti sviluppati, piazza il Paese al secondo gradino del podio su 46, subito dietro la Grecia. Quantificare la mole di denaro che circola nel sottobosco dell’economia non è facile, ma è possibile tracciare un quadro vicino alla realtà e calcolare l’emersione del lavoro irregolare. Iniziamo con una definizione di lavoro in nero. Per la letteratura “l’economia sommersa rappresenta quell’insieme di attività che contribuiscono alla formazione del reddito e della ricchezza di una nazione senza essere tuttavia rilevate nelle statistiche ufficiali” (Lucifora, Università Cattolica).

Lavoro nero. Foto: www.lecceprima.it

Lavoro nero. Foto: www.lecceprima.it

Sul fronte del lavoro l’Italia è divisa ma è chiaro che il problema non riguarda solo il meridione, com spesso si pensa. Al nord vince il “lavoro grigio” ossia l’uso marginale, più per convenienza che per necessità, di impiego irregolare. Al sud invece prevale quello nero, cioè completamente sommerso, fatto anche di sfruttamento. Le statistiche del Fondo monetario internazionale ci dicono che l’incidenza dell’economia sommersa in Italia è del 27% (la Grecia è al 30%; dati 2002). L’Ocse nei suoi elaborati aggiunge che in tre decadi, nei paesi occidentali, il sommerso è raddoppiato passando da un’incidenza media del 10% a una del 20%. 
L’anno scorso di questi tempi il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva lanciato l’allarme “economia sommersa” durante il consueto discorso delle “Considerazioni finali” (attese per la fine di questo mese). Nascondere “una parte considerevole delle basi imponibili – aveva detto – accresce l’onere imposto ai contribuenti ligi al dovere fiscale”. Il messaggio è chiaro: se qualcuno ruba pagano tutti (e l’economia si ferma).

Qualche numero fornisce un’ulteriore dimensione del problema. Stime dell’Istat risalenti al 2006 rivelano che il sommerso nel settore agricolo valeva 8,5 miliardi, in quello industriale 42 e nel terziario (servizi) 199,4. A questo si deve aggiungere il mercato del lavoro che soffre di un “tasso di irregolarità” pari al 12 per cento. Dire che il problema è comune non serve perché la questione non è solo economica. E’ anche indice della civiltà di un paese. I lavoratori di qualsiasi provenienza ed estrazione costretti al lavoro nero o poco tutelato soffrono di una condizione di diseguaglianza rispetto agli altri cittadini. Una realtà in forte contrasto la costituzione italiana che non ha trovato soluzione. Una pressione fiscale del 43 per cento non basta a giustificare il mancato rispetto delle regole.

Moneta forte o debole?

Sentiamo dire spesso agli analisti economici che uno stato o l’altro ha bisogno di una “moneta forte”. E ancora più spesso ci ritroviamo ad assentire mentalmente pensando che tale affermazione sia giusta per definizione. Se la nostra moneta è “forte” -pensiamo- tanto meglio per noi.

Ma le parole forte o debole in termini economici possono essere confusionali. Alla domanda: quali sono i vantaggi di una moneta forte, pochi sanno rispondere. Infatti la maggior parte degli esperti sono d’accordo sul fatto che una moneta forte sia il sintomo evidente di un’economia prospera e stabile. Ma gli stessi esperti riconoscono che una moneta “debole” è propizia per i momenti di crisi e recessione visto che accellera il recupero economico.

Mondo moneta. Pick: justgetthere.us

Mondo moneta. Pick: justgetthere.us

Concetto di moneta “forte” e “debole”

Una moneta forte significa potere d’acquisto nei mercati monetari. Cioè la capacità di comperare moneta estera con una quantità minore di moneta nazionale. I cittadini dunque possono ottenere più beni e servizi stranieri con meno costi.

Dal canto suo una moneta debole è l’opposto. L’economia con una moneta debole può cambiare la sua valuta con una quantità minore di valuta estera. In questo modo i beni e servizi dell’economia con una moneta “debole” sono più convenienti e attrattivi per gli stranieri che possono acquistarne di più ad un prezzo minore.

Quale scegliamo?

La moneta forte sembrerebbe al primo colpo d’occhio quella vincente. È attrattiva perché il concetto sottostante è alla fin fine che i consumatori dell’economia con una moneta forte ci guadagnano di più. Perché? Perché i prezzi delle importazioni sono minori, la produttività nazionale deve sforzarsi ad abbassare i costi per essere competitiva e può anche incentivare gli investimenti stranieri visto che i guadagni sono maggiori con una moneta “forte”. Attenzione però, questo succede soltanto in momenti di stabilità economica.

Una moneta forte può ritardare il recupero economico e ridurre la domanda di esportazioni in momenti di crisi. Quindi il concetto “debole” o “forte” non è associato a “buono” o “cattivo” in termini economici. Dipende sempre dalla situazione economica del paese rispetto al resto del mondo. In una economia aperta debole o forte fa la differenza tra un recupero rapido da una crisi o lo stagnamento economico nel lungo termine.

Successivamente vedremo casi dove la svalutazione della moneta ha portato economie in recessione ad un ricupero più rapido.

Euro? Dollaro? E se invece fosse il turno dello Yuan?

In questi giorni abbiamo visto nei mercati di valute una fiducia crescente degli analisti di Forex  rispetto alla posizione rinforzata del Dollaro. Il biglietto verde potrebbe iniziare presto la sua strada verso un recupero definitivo del suo valore, e segnare la fine della politica di devalutazione consolidata durante la crisi economica.

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Quelli di questi giorni sono, intendiamoci,  movimenti legati principalmente alla debolezza delle valute come l’Euro e la Sterlina e l’ambiguità anemica dello Yen. Tuttavia chissà.  La Fed potrebbe non decidere tenere stretti ancora per molto i tassi d’interesse e voler frenare un minimo il torrente di dollari scambiati su i mercati valutari durante questi anni a prezzi irrisori. Lo farebbe? E se lo facesse la Cina – che dal canto suo di dollari che valgono troppo poco ne ha sin troppi- troverebbe il coraggio di dare al suo Renmimbi (o Yuan) l’identità che si merita la valuta del nuovo colosso economico mondiale?

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La crisi dell’euro continua

Iniziamo la settimana aprendo un novo capitolo nella crisi dell’euro. La moneta unica perde di nuovo terreno contro il resto delle valute in modo grave visto che nelle ore scorse iniziava a correre il rumor su un possibile taglio di rating sulla Francia. Dopo il naufragio sotto il supporto a livello 1,2330 il cross euro dollaro è di nuovo ai minimi contro la moneta americana e mantiene una discesa sostenuta contro lo Yen. Contro altre valute come il Franco Svizzero la caduta è meno evidente ma, precisamente contro la moneta elvetica potrebbe perdere il supporto psicologico del 1,40 e accelerare il ribasso.

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Tornando al cross euro dollaro vediamo come il 1,2330 –che corrisponde ai minimi di ottobre del 2008- è saltato e la moneta unica è scivolata sino a quota 1,2234 con un nuovo minimo annuo e anche minimo degli ultimi 4 anni. I nostri esperti vedono nell’euro una possibile caduta al di sotto del supporto 1,20. Se questo avvenisse il trend sarebbe evidentemente ribassista ma con alte probabilità di un rimbalzo nel breve termine. Perciò gli analisti sconsigliano di entrare in posizioni corte in questo momento. Il cross euro-dollaro potrebbe essere fonte di perdite dovuto alla volatilità dell’ultimo periodo.

Valori rifugio come il Dollaro o lo Yen sono più raccomandabili. Ma un momento di rischio simile su valute come l’Euro, la Sterlina o le monete scandinave non si era mai visto. Dunque consigliamo di entrate con moderazione e diversificando tra euro, sterlina, Loonie, Kiwi e Aussie se vogliamo alti rischi ma mantenendo un 20% del nostro capitale sul Dollaro, lo Yen o Materie prime.

Analisti su Euro Dollaro

Ecco due opinioni d’analisti sull’euro dollaro. Il primo è l’analisi di Mario Singh sul mercato delle valute presso il canale finanziario americano CNBC. L’esperto spiega ai microfoni della televisione come l’euro sarà probabilmente soggetto a rimbalzi nel breve termine dopo il piano di salvataggio della Grecia ma avverte gli investitori che sul cross pesano ancora molte condizioni che favoriranno una possibile ricaduta immediata. Le posizioni lunghe sull’euro dollaro non sono dunque consigliate.

L’altro è Boris Schlossberg direttore di ricerca e trader di GTF Forex, che parla con i giornalisti di Bloombreg. In questo caso l’analista prevede per l’euro debole per un lungo periodo e con un possibile calo al di sotto dei 1,20 dollari nel lungo termine. Per Boris Schlossberg la necessità di un accordo sul salvataggio per la Grecia è stata interpretata bene da i politici europei che hanno reagito a una necessità di mercato. Cioè ristabilire la fiducia in un momento di panico. I mercati avevano bisogno di questa rassicurazione e l’euro si è recuperato. Ma anche per Schlossberg le posizioni rialziste sono soltanto consigliabili in valuta americana. L’euro non è buon investimento per il 2010.

Il valore dell’euro dollaro

Le maggiori monete (euro e dollaro) non basano il loro valore su un capitale reale (quarant’anno fa era l’oro). Le banche centrali (Bce e Fed) gestiscono la base monetaria in modo arbitrario con l’obiettivo di mantenere l’inflazione contenuta. La facoltà di produrre (stampare) moneta non è dunque in mano a nessuno Stato, che – al contrario – deve emettere titoli di debito per ricevere in prestito moneta con interessi.

Dunque su cosa si regge la valuta? Le monete, così come i mercati, si reggono sulla fiducia. La fiducia reciproca dei consumatori e dei cittadini, sicuri che troveranno altrettante persone d’accordo sull’idea che una banconota ha un determinato valore (quello scritto sulla carta). Un recente articolo sul Wall Street Journal dimostra che il baratto sta diventando un metodo di pagamento sempre più diffuso. Siti web e comunità della rete, e addirittura società ben strutturate usano questo tipo di metodo di pagamento, in sostanza, uno scambio. Una diffusione capillare di un tale fenomeno sarebbe la distruzione ideale della moneta; così com’è intesa oggi.

Il valore reale dell'euro: Cartoon: La Gazeta Mercantil

Il valore reale dell'euro: Cartoon: La Gazeta Mercantil

La graduale, ma inesorabile, debolezza dell’euro nei confronti del dollaro è da imputare anche alla mancanza di fiducia nella politica. Le istituzioni non hanno agito in fretta: la lentezza nel coordinamento per un intervento a favore della Grecia ha evidenziato non solo il vero punto debole dell’Europa, e cioè un’unione politica mai riuscita, ma ha anche messo in dubbio i fondamentali della moneta unica. Chiedersi se sia possibile o meno uscire dall’euro, come ha fatto la Germania, è di per sé un valido motivo per dubitare della solidità dell’unione monetaria. Oggi, gli osservatori si chiedono addirittura se sia possibile creare un nucleo molto ristretto di paesi disposti a costruire “il vero euro”, più controllato, coordinato ed efficiente. Stiamo vivendo di nuovo il periodo nero del 2008, quando gli investitori avevano perso la fiducia nei mercati. Oggi quel che manca è la fiducia nella moneta, nei governi e nella capacità della politica di contenere il disagio sociale. Compito non facile in un momento come questo. Quel che è certo è che l’obiettivo – al momento – sembra fallito.

Informazioni sul dollaro e l'euro. La pagina di Forex per entrare nel mondo delle valute.

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