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Cambio Euro. Tutti i nostri post che parlano di: Cambio Euro

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Cambio euro dollaro

Il cambio euro dollaro sta dando chiari segni di debolezza. Ci sono due elementi tecnici di particolare significato che dobbiamo evidenziare. Venerdì scorso rompe l’orientamento rialzista di breve durata e conferma la formazione di una figura di a picco con due sime con media intorno a 1,2733. Questa formazione presenta evidenti implicazioni ribassiste. Nel breve termine, riteniamo che il passaggio dovrebbe rimbalzare indietro ed eliminare la recente caduta. Si potrebbe creare il pullback per l’orientamento cercando l’area 1,2800 per poi continuare con una caduta verso un primo obiettivo a 1,2664. Più in basso, invece avrebbe i supporti tra 1,2480 e 1,2523.

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Euro Dollaro e i mercati finanziari

L’EuroDollaro recupera posizioni anche se oggi continuano le perdite mentre la flessione si spinge in basso con un minimo intraday a 1,2781. Il cross ha rotto ieri il movimento di rimbalzo ed è uscito dal canale rialzista di breve durata. Ricordiamo però che venerdì scorso il cambio ha raggiunto un picco massimo negli ultimi tre mesi di 1,3334. In caso di rimbalzo la grafica lascerebbe un imponente immagine triangolare della quale potremo trovare i fondamentali nei movimenti delle banche centrali e nella flessione di ieri nelle borse mondiali. Come spiegavamo recentemente il reddito variabile è fortemente legato all’andamento della moneta unica e questa grafica dimostra come ancora una volta i mercati di forex riflettono la volatilità delle borse.

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Analisi Forex Luglio 2010

Analisi Forex luglio 2010: Le attività negli Stati Uniti riprenderanno oggi, ma visto il calendario è alla luce dei dati è improbabile che riescano a generare una sessione con un fatturato grande. I timori esistenti relativi alla crescita globale potrebbero superare i problemi dell’euro e dei fattori locali, che stanno causando preoccupazione, offrendo un sollievo temporaneo alle principali valute del mercato Forex e alla sua giunzione contro il dollaro.

Un dollaro per domarli, Un dollaro per trovarli, Un dollaro per ghermirli e nel buio incatenarli, Nella Terra del Forex, dove l'Ombra cupa scende."

Un dollaro per domarli, Un dollaro per trovarli, Un dollaro per ghermirli e nel buio incatenarli, Nella Terra del Forex, dove l'Ombra cupa scende."

Euro: gli analisti di UniCredit stimano che l’euro dovrebbe continuare a soffrire intorno a 1.25, che riflette il timore di una crescita più debole degli Stati Uniti e i problemi della Zona Euro. Essi dubitano che un aumento potrebbe superare il limite massimo mantenuto fino a marzo, 1,2675, chiaramente.

Franco svizzero: I commenti di Hildebrand, vicepresidente della Banca nazionale svizzera (BNS), che indica che la banca sta seguendo i movimenti del franco svizzero non ha influito sul mercato. Il franco-svizzero traversata Euro ha beneficiato del rialzo del dollaro-euro, ma ancora grandi opportunità di testare il 1.30.

Sterlina: La debolezza dei servizi AMP Regno Unito nel mese di giugno influenzato la Sterlina, ma gli esperti di UniCredit cavo comprare sui cali sotto 1,51 nello scenario attuale di un dollaro debole. L’Euro-Sterlina dovrebbe scendere verso 0,82, se l’euro-dollaro non riesce a mantenere i loro profitti.

Dollaro Australiano: Come previsto, la Banca centrale australiana (RBA) ha mantenuto il tasso di riferimento, ma è stato neutrale per quanto riguarda le altre misure politiche. L’incertezza del mercato non sta favorendo le valute di paesi produttori di materie prime, il dollaro australiano possa mantenere la sua volatilità attuale fino al 28 luglio, quando il CPI è una pubblicazione trimestrale in Australia.

Convertitore Euro Rand

I mondiali 2010 iniziano domani. La sede la conosciamo tutti, Sudafrica 2010, il calendario dei mondiali anche, ma la moneta sudafricana la conosciamo? Se avete intenzione di viaggiare per seguire la nazionale in diretta (e non da casa o dal posto di lavoro) o semplicemente prendervi qualche giorno nel vecchio continente africano vi proponiamo un convertitore che potrebbe tornare utile: il convertitore di RandLa moneta sudafricana prende il nome dal Witwatersrand (Cime  di Acque  Bianche in afrikaans), che coronano la città di Johannesburg è anche dove si trovano i giacimenti più grandi d’oro in Sud Africa. È interessante notare che il Rand circola anche nei paesi limitrofi della Namibia, Lesotho e Swaziland, membri dell’Unione Monetaria comune.

Ecco il nostro convertitore di Rand:

L’Impero del Dollaro

La storia dell’economia è inseparabilmente legata alla nascita, splendore e disfatta di molti imperi. L’impero economico del dollaro è oggi secondo molti analisti un impero che attraversa l’ultimo periodo di splendore prima di entrare definitivamente nel buio tunnel della rotta finale. Ma la storia delle relazioni internazionali ci insegna anche –secondo le teorie più legate alla tradizionale corrente realista– che tutti gli imperi economici o tutte le valute di grande egemonia internazionale, prima della distruzione del suo potere devono avere un poderoso rivale o una serie di rivali pronti ad occupare il vuoto lasciato dal monarca deposto dal trono.

Americans Empire

Americans Empire

Il dollaro ha questo rivale? Si chiedono gli esperti. Potrebbe essere la Cina, si ovvio, risposta scontata. Come poteva esserlo la moneta unica europea prima che la crisi finanziaria diventasse una vera e propria crisi dell’euro, una crisi dell’eurozona e una crisi nervosa per Angela Merkel e le banche tedesche. Ma partiamo dall’inizio, dalla Cina e cerchiamo di rispondere a perché il dollaro non può essere spiazzato nel breve termine dallo Yuan.

Se rileggiamo con calma i libri di storia vediamo che nessun impero economico è durato meno di due secoli. E quando parliamo di impero economico lo associamo a una valuta usata come lingua koinè nell’economia internazionale. Nel caso degli stai uniti e del bigliettone verde questo periodo di tempo non è ancora passato. Anzi, non è passato nemmeno un quarto del tempo che ebbe l’impero britannico per occupare lo scenario globale.

A questo ragionamento si oppongono comunque alcune critiche. Dicono che la globalizzazione, l’era moderna, Internet e la mobilità delle popolazioni a livello globale cambino i tempi degli imperi e modifichino di base i concetti delle vecchie/nuove teorie delle relazioni internazionali; quelle che, per esempio, si basavano principalmente sulla lotta delle nazioni per la sopravvivenza in un mondo violento e in eterna concorrenza per il potere come descrive il teorico John J. Mearsheimer in libri come Offensive Realism. Se non conoscete Mearsheimer digitate su wikipeadia “distruzione totale di tutto e tutti”. Probabilmente troverete la voce per questo teorico.

Tornando agli Stati Uniti e alla Cina non vediamo certo segni di debolezza in questo periodo di recupero dalla crisi. Nemmeno da parte del dollaro ne da parte dello Yuan (stendiamo un velo pietoso sull’euro). Però esiste ancora un abisso di potere tra le due valute. Il biglietto verde continua a essere l’investimento rifugio di tutti i rispermiatori internazionali e la carta vincente di chi non vuole rischiare. Dal canto suo lo Yuan cede sempre più terreno alle richieste delle Casa Bianca. La politica monetaria cinese non riceve ordini da nessuno, ma ascolta con attenzione lo Zio Sam. Un rivale furioso e ansioso di guerra e sangue per occupare il posto dell’imperatore –come gentilmente descrive Mearsheimer– non si comporta affatto così.

Le monete che in questo momento sono –a veduta degli esperti di financialred.com- forti e hanno la possibilità di rifugiare investimenti che scappano dal collasso dell’euro sono le monete scandinave, il rublo, il franco svizzero, lo yen e lo yuan. Nessuna di queste però può ancora competere con il dollaro che dal suo trono eretto nell’era post Lehman Brothers lancia un messaggio chiaro al resto del mondo: siamo i vincitori, siamo i primi a recuperarci, saremo i primi a ripartire e farete meglio a mettere qualche dollaro in portafoglio perché la nostra moneta è forte e siamo qui per difenderla. Mearsheimer sarebbe fiero di Obama se il presidente avesse detto queste parole. Ne siamo sicuri.

Finanziaria: il caso della Spagna

Il governo di Zapatero ha fatto il primo passo per migliorare il futuro dell’economia spagnola. Non sapremo mai quanto sarebbe migliorata la situazione per il paese iberico nel 2010 se questo governo -fortemente legato a misure sociali e sempre sotto la pressione d’accordi sindacali che bloccano la mobilità del mercato del lavoro– avesse cambiato strategia quando gli esperti internazionali gli puntavano il dito contro già nel 2009 e a inizio 2010. Ricorderete bene la prima pagina del FT a gennaio con un inchiesta speciale sulla Spagna. Insostenibile diceva, credo, la copertina. Il governo di Jose Luis Rodriguez Zapatero però non ha voluto crederci, pensando che quelli del FT l’avessero presa con la Spagna come fanno sempre, per puro divertimento giornalistico.

No c’è da biasimarlo, la stampa britannica ha infatti come sport nazionale il “lancio di escremento contro Spagna, Italia, Gecia e Portogallo”. Uno sport affascinante e a volte un poco sporco ma che nasconde sempre un fondo di verità. Tuttavia la Spagna ha chiusi gli occhi e ha inflitto ai suoi cittadini l’impossibilità di trovare un posto di lavoro. Soprattutto ai giovani. Zapatero ha subito escluso la possibilità di ritirare le protezioni per i lavoratori occupati –per non disturbare il placito letargo in cui è riuscito a far sprofondare i principali sindacati spagnoli: Comisiones Obreras e Unión General de Trabajadores- è ha condannato il paese ad essere la nuova Grecia ma con una sottile differenza. 5 milioni di disoccupati. Qualcuno si è già allarmato con questo dato. Per esempio Barack Obama e Hu Hintao. Che ieri hanno chiamato personalmente Zapatero per chiedergli di frenare la corsa suicida della Spagna verso un disastro nazionale che ormai l’Europa non sarebbe più in grado di sopportare. Non sappiamo a che ora abbiano chiamato il presidente Zapatero ma tenendo conto del fuso orario pensiamo proprio che durante queste telefonate uno dei tre interlocutori non dormiva da un pò. Probabilmente Zapatero.

Zapatero felice. Foto: ElPais.com

Zapatero felice. Foto: ElPais.com

Infatti non è proprio momento di dormire. Un piano per salvare la Spagna e il Portogallo costerebbe 750 miliardi di euro e secondo le ultime indiscrezioni pare proprio che Angela Markel non dispone di questa cifra. Non che non voglia staccare l’assegno, certo, ma stà di fatto che le banche tedesche sono già indebitate come un giocatore di poker giapponese a Las Vegas. Non hanno più carte in mano.

La giocata vincente è arrivata invece da un sorprendente Zapatero. Lui, l’uomo che in sette anni di governo è riuscito soltanto a portare a termine una unica e non facile legge utile alla democrazia spagnola (il matrimonio per gli omosessuali) ha deciso ieri di lanciarsi in avanti e sfidare l’Europa con uno spavaldo atteggiamento davanti al suo stesso parlamento che ha assistito ieri basito alle proposte del presidente per tagliare la spesa pubblica:

  • Riduzione dello stipendio del personale del settore pubblico del 5% nel 2010 e sospensione totale nel 2011. Riduzione del 15% nello stipendio dei membri del governo. Stima risparmio: 3 miliardi di euro
  • Per il 2011 si sganciano le pensioni dall’inflazione e i prepensionamenti. Stima Risparmio: 1,5 milardi di euro.
  • Eliminato il sussidio nel 2011 per le mamme che non hanno un reddito pari al minimo in Spagna cioè che non lavorano o prendono meno di 600 euro. Stima risparmio: 1 miliardo di euro.
  • Taglio per i prodotti farmaceutici che ridurrà i guadagni netti di ogni farmacia di 1.500 euro al mese. Stima Risparmio: sconosciuta  ma sappiamo di certo che non supera i 2 miliardi di euro e che porterà alla chiusura o sciopero di molte farmacie. Soprattutto quelle in zone rurali.
  • Eliminata la retroattività nelle approvazioni della dipendenza. Burocrazia spagnola. Stima Risparmio: meno di mezzo miliardo di euro.
  • Taglio agli aiuti per l’aiuto Ufficiale allo Sviluppo di 600 milioni di euro nel 2010-2011.
  • 6 miliardi in meno di euro per gli investimenti pubblici.
  • Risparmio di oltre un miliardo di euro nelle spese assegnate alle Comunidades Autonomas: le regioni spagnole.
Il terrore nel volto dell'oposizione. Mariano Rajoy. Foto: AP

Il terrore nel volto dell'oposizione. Mariano Rajoy. Foto: AP

Se facciamo un rapido calcolo vedremo subito che la cifra di risparmio stimato non è molto alta se a confronto con i 750 miliardi che dovrebbero contribuire a salvare la Spagna. Tuttavia il Parlamento spagnolo (il partito socialista esclusivamente) ha applaudito queste magnifiche misure del presidente. Lui, rincuorato da questa dimostrazione di affetto del suo partito è tornato alla Moncloa (palazzo del Governo Spagnolo) senza chiamare il leader dell’opposizione neanche una sola volta e per prima cosa ha fissato un incontro per stamani con Comisiones Obreras e UGT. Per rincuorare anche loro e confortarsi a vicenda. Dal canto suo il leader dell’opposizione Mariano Rajoy –che rappresenta il 49% degli spagnoli– è rimasto a bocca aperta da questo nuovo Zapatero che ha preso così il “toro dalle corna”.  E il suo gesto di sorpresa è stato ancora più grande quando un economista della sua squadra gli ha girato un analisi della situazione che si riassume così:

  • La Spagna ha perso qualsiasi autorevolezza a livello economico in Europa. Adesso sarà il FMI, l’UE e soprattutto la Germania a dirci che cosa fare nei prossimi 5 anni.
  • Le misure di Zapatero non liberano il mercato del lavoro. Anzi, fanno stare peggio quelli che già stavano male: pensionati, vedove, il settore sanitario, le regioni più povere della Spagna che perdono gli aiuti, le imprese che perdono ogni sovvenzione per lo sviluppo e le famiglie con una basso reddito che perdono le sovvenzioni per la casa, per il primo bimbo e per i primi crediti.
  • La disoccupazione continuerà a crescere. Queste misure non mirano a frenarla e nemmeno a far ripartire l’economia. Perciò il gap previsto tra occupati e disoccupati sarà ancora più grande nel 2011.

Pensiamo che a questo punto Mariano Rajoy abbia avuto soltanto due scelte (questa informazione è ancora da confermare). La prima rimanere a bocca aperta tutta la notte al parlamento aspettando di svegliarsi da un terribile incubo di bandire rosse e Zapataros sorridenti. La seconda mandare immediatamente i suoi figli a cercare lavoro all’estero. Pensiamo che, come tutti gli spagnoli che possono permetterselo, il successore di Jose Maria Aznar abbia scelto la seconda.

Cambio Euro Yen

Questa settimana l’euro yen si porta effettivamente nell’area descritta nel post precedente di cambio dollaro euro. La forte volatilità porta il cross al ribasso in una zona (94 Yen) dove sicuramente –spiegano gli esperti a Cambio Dollaro Euro– si manterrà per i prossimi anni. Il Cambio Euro Yen torna dunque al ribasso ma il rimbalzo è possibile dovuto alla volatilità di queste settimane e il forte impatto delle elezioni anticipate.

Grafica Euro Yen di Alberto Iturralde

Grafica Euro Yen di Alberto Iturralde

Per il lungo termine però i nostri analisti consigliano di scegliere le posizioni corte e ricordare comunque che qualsiasi accenno rialzista nello Yen sarà soltanto un’illusione al meno fino alla fine del 2010 e parte del 2011.

Il prossimo obiettivo è in zona 94, e il nostro consiglio per i titolari di mutui multi valuta è quello di evitare il debito in Yen a tutto i costi. Questi prodotti sono stati molto pubblicizzati negli scorsi anni come una opportunità di creare debito a bassi tassi d’interesse ma la svalutazione della moneta unica torna pericolosa per chi si fidasse ancora dello Yen.

Fonte dell’Analisi: Il nostro esperto Alberto Iturralde dal suo blog http://elanalisistecnico.com/euro-yen-en-su-linea/

Economia sommersa

In Italia l’economia sommersa frena lo sviluppo. L’Ocse, l’organizzazione dei paesi cosiddetti sviluppati, piazza il Paese al secondo gradino del podio su 46, subito dietro la Grecia. Quantificare la mole di denaro che circola nel sottobosco dell’economia non è facile, ma è possibile tracciare un quadro vicino alla realtà e calcolare l’emersione del lavoro irregolare. Iniziamo con una definizione di lavoro in nero. Per la letteratura “l’economia sommersa rappresenta quell’insieme di attività che contribuiscono alla formazione del reddito e della ricchezza di una nazione senza essere tuttavia rilevate nelle statistiche ufficiali” (Lucifora, Università Cattolica).

Lavoro nero. Foto: www.lecceprima.it

Lavoro nero. Foto: www.lecceprima.it

Sul fronte del lavoro l’Italia è divisa ma è chiaro che il problema non riguarda solo il meridione, com spesso si pensa. Al nord vince il “lavoro grigio” ossia l’uso marginale, più per convenienza che per necessità, di impiego irregolare. Al sud invece prevale quello nero, cioè completamente sommerso, fatto anche di sfruttamento. Le statistiche del Fondo monetario internazionale ci dicono che l’incidenza dell’economia sommersa in Italia è del 27% (la Grecia è al 30%; dati 2002). L’Ocse nei suoi elaborati aggiunge che in tre decadi, nei paesi occidentali, il sommerso è raddoppiato passando da un’incidenza media del 10% a una del 20%. 
L’anno scorso di questi tempi il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, aveva lanciato l’allarme “economia sommersa” durante il consueto discorso delle “Considerazioni finali” (attese per la fine di questo mese). Nascondere “una parte considerevole delle basi imponibili – aveva detto – accresce l’onere imposto ai contribuenti ligi al dovere fiscale”. Il messaggio è chiaro: se qualcuno ruba pagano tutti (e l’economia si ferma).

Qualche numero fornisce un’ulteriore dimensione del problema. Stime dell’Istat risalenti al 2006 rivelano che il sommerso nel settore agricolo valeva 8,5 miliardi, in quello industriale 42 e nel terziario (servizi) 199,4. A questo si deve aggiungere il mercato del lavoro che soffre di un “tasso di irregolarità” pari al 12 per cento. Dire che il problema è comune non serve perché la questione non è solo economica. E’ anche indice della civiltà di un paese. I lavoratori di qualsiasi provenienza ed estrazione costretti al lavoro nero o poco tutelato soffrono di una condizione di diseguaglianza rispetto agli altri cittadini. Una realtà in forte contrasto la costituzione italiana che non ha trovato soluzione. Una pressione fiscale del 43 per cento non basta a giustificare il mancato rispetto delle regole.

Moneta forte o debole?

Sentiamo dire spesso agli analisti economici che uno stato o l’altro ha bisogno di una “moneta forte”. E ancora più spesso ci ritroviamo ad assentire mentalmente pensando che tale affermazione sia giusta per definizione. Se la nostra moneta è “forte” -pensiamo- tanto meglio per noi.

Ma le parole forte o debole in termini economici possono essere confusionali. Alla domanda: quali sono i vantaggi di una moneta forte, pochi sanno rispondere. Infatti la maggior parte degli esperti sono d’accordo sul fatto che una moneta forte sia il sintomo evidente di un’economia prospera e stabile. Ma gli stessi esperti riconoscono che una moneta “debole” è propizia per i momenti di crisi e recessione visto che accellera il recupero economico.

Mondo moneta. Pick: justgetthere.us

Mondo moneta. Pick: justgetthere.us

Concetto di moneta “forte” e “debole”

Una moneta forte significa potere d’acquisto nei mercati monetari. Cioè la capacità di comperare moneta estera con una quantità minore di moneta nazionale. I cittadini dunque possono ottenere più beni e servizi stranieri con meno costi.

Dal canto suo una moneta debole è l’opposto. L’economia con una moneta debole può cambiare la sua valuta con una quantità minore di valuta estera. In questo modo i beni e servizi dell’economia con una moneta “debole” sono più convenienti e attrattivi per gli stranieri che possono acquistarne di più ad un prezzo minore.

Quale scegliamo?

La moneta forte sembrerebbe al primo colpo d’occhio quella vincente. È attrattiva perché il concetto sottostante è alla fin fine che i consumatori dell’economia con una moneta forte ci guadagnano di più. Perché? Perché i prezzi delle importazioni sono minori, la produttività nazionale deve sforzarsi ad abbassare i costi per essere competitiva e può anche incentivare gli investimenti stranieri visto che i guadagni sono maggiori con una moneta “forte”. Attenzione però, questo succede soltanto in momenti di stabilità economica.

Una moneta forte può ritardare il recupero economico e ridurre la domanda di esportazioni in momenti di crisi. Quindi il concetto “debole” o “forte” non è associato a “buono” o “cattivo” in termini economici. Dipende sempre dalla situazione economica del paese rispetto al resto del mondo. In una economia aperta debole o forte fa la differenza tra un recupero rapido da una crisi o lo stagnamento economico nel lungo termine.

Successivamente vedremo casi dove la svalutazione della moneta ha portato economie in recessione ad un ricupero più rapido.

Euro? Dollaro? E se invece fosse il turno dello Yuan?

In questi giorni abbiamo visto nei mercati di valute una fiducia crescente degli analisti di Forex  rispetto alla posizione rinforzata del Dollaro. Il biglietto verde potrebbe iniziare presto la sua strada verso un recupero definitivo del suo valore, e segnare la fine della politica di devalutazione consolidata durante la crisi economica.

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Quelli di questi giorni sono, intendiamoci,  movimenti legati principalmente alla debolezza delle valute come l’Euro e la Sterlina e l’ambiguità anemica dello Yen. Tuttavia chissà.  La Fed potrebbe non decidere tenere stretti ancora per molto i tassi d’interesse e voler frenare un minimo il torrente di dollari scambiati su i mercati valutari durante questi anni a prezzi irrisori. Lo farebbe? E se lo facesse la Cina – che dal canto suo di dollari che valgono troppo poco ne ha sin troppi- troverebbe il coraggio di dare al suo Renmimbi (o Yuan) l’identità che si merita la valuta del nuovo colosso economico mondiale?

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