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Politica Monetaria. Tutti i nostri post che parlano di: Politica Monetaria

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G20 Corea del Sud

Questa settimana, come potrebbe essere altrimenti, abbiamo visto il movimento nei mercati finanziari internazionali. Lo scambio come il resto delle attività rischiose hanno avuto una settimana molto volatile, ma l’equilibrio è stato piatto. Era prevedibile che la cautela ha prevalso in attesa della riunione del G-20 in Corea del sud. I ministri delle Finanze delle venti maggiori economie del mondo, con i governatori delle banche centrali in questi paesi si riuniranno per questo fine settimana per discutere dell’economia globale e le misure adottate per superare la crisi .

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Il dollaro prima della Fed

Il dollaro resta debole nel cambio euro in attesa di una decisione da parte della Federal Reserve di domani. Si è sentito dire dagli esperti che la Fed potrebbe portare a termine nuove misure quantitative o di “quantitative easing” per iniettare maggiore liquidità nel sistema, contribuendo così al recupero dell’economia dopo un lungo periodo di tassi ai limiti dell’inesistenza. Politica economica arrivata agli sgoccioli che avrà probabilmente bisogno di una rinnovo con interventi da parte dello stato. Il mercato si divide in quanto a pareri sulla possibilità di una misura di questo genere da parte della Fed. Alcuni credono che non succederà nulla e che la misura porta soltanto ad un nuovo periodo di austerità nel futuro, per tanto la Fed non interverrà, altri invece pensando che la FED sia alle porte di una nuova serie di misure straordinarie per rilanciare l’economia che da alcuni viene già chiamata ironicamente QE 2.0.

Ben Bernanke. Foto: sagentwm.com

Ben Bernanke. Foto: sagentwm.com

Nucleare Iran

L’Iran non ha ancora definito chiaramente la propria politica monetaria. Il balletto continua da settembre, quando il governo aveva proposto che le transazioni delle esportazioni di greggio fossero calcolate in euro, anziché in dollari. Il biglietto verde in quel momento era una valuta debole, ma cercare di cambiare il sistema petrolio-dollaro non è così semplice. L’ultimo che ha tentato una strada simile è stato Saddam Hussein, il leader iracheno giustiziato dopo l’invasione americana. Erano gli anni Novanta, Hussein voleva cambiare il sistema che lega il dollaro al petrolio ma di lì a poco sarebbero intervenute le forze armate statunitensi e inglesi innescando la Guerra del Golfo.

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Secondo un rapporto del 2008 della banca centrale iraniana le riserve ammontano a 54 miliardi di dollari e l’80 per cento delle entrate derivano proprio dalla vendita di petrolio. Poi, i mercati sono cambiati. Il sistema si è invertito. L’euro è diventato il tallone d’Achille. All’inizio del mese di giugno la tv pubblica iraniana dà l’annuncio di ridurre le proprie riserve in euro dal 47,5 per cento al 43,8. Gli analisti si sono scervellati per capire quale fosse l’intenzione iraniana. L’impressione è che i banchieri centrali del paese stessero cercando una valuta alternativa di fatto concepita come un ulteriore gesto di sfiducia nei confronti della moneta unica, già nella bufera. Il timore però è durato poco. Nei giorni seguenti il governatore della banca centrale iraniana, Mahmoud Bahmani, ha definito “non corretta” l’indiscrezione circolata in precedenza e ha messo in chiaro che l’Iran non intende alleggerirsi di euro. Adesso sono arrivate nuove sanzioni, qusi unanimi, dal Consiglio di sicurezza dell’Onu. Anche Cina e Russia hanno voltato le spalle all’Iran e non consentiranno al paese di entrare nel blocco asiatico dell’Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco); una sorta di G8 asiatico che vede tra i partecipanti Russia, Cina, Kirghizistan, Uzbekistan e Kazakistan. Quali saranno le prossime mosse di Teheran? Tornerà sui propri passi cercando di affossare il dollaro?

Moneta forte o debole?

Sentiamo dire spesso agli analisti economici che uno stato o l’altro ha bisogno di una “moneta forte”. E ancora più spesso ci ritroviamo ad assentire mentalmente pensando che tale affermazione sia giusta per definizione. Se la nostra moneta è “forte” -pensiamo- tanto meglio per noi.

Ma le parole forte o debole in termini economici possono essere confusionali. Alla domanda: quali sono i vantaggi di una moneta forte, pochi sanno rispondere. Infatti la maggior parte degli esperti sono d’accordo sul fatto che una moneta forte sia il sintomo evidente di un’economia prospera e stabile. Ma gli stessi esperti riconoscono che una moneta “debole” è propizia per i momenti di crisi e recessione visto che accellera il recupero economico.

Mondo moneta. Pick: justgetthere.us

Mondo moneta. Pick: justgetthere.us

Concetto di moneta “forte” e “debole”

Una moneta forte significa potere d’acquisto nei mercati monetari. Cioè la capacità di comperare moneta estera con una quantità minore di moneta nazionale. I cittadini dunque possono ottenere più beni e servizi stranieri con meno costi.

Dal canto suo una moneta debole è l’opposto. L’economia con una moneta debole può cambiare la sua valuta con una quantità minore di valuta estera. In questo modo i beni e servizi dell’economia con una moneta “debole” sono più convenienti e attrattivi per gli stranieri che possono acquistarne di più ad un prezzo minore.

Quale scegliamo?

La moneta forte sembrerebbe al primo colpo d’occhio quella vincente. È attrattiva perché il concetto sottostante è alla fin fine che i consumatori dell’economia con una moneta forte ci guadagnano di più. Perché? Perché i prezzi delle importazioni sono minori, la produttività nazionale deve sforzarsi ad abbassare i costi per essere competitiva e può anche incentivare gli investimenti stranieri visto che i guadagni sono maggiori con una moneta “forte”. Attenzione però, questo succede soltanto in momenti di stabilità economica.

Una moneta forte può ritardare il recupero economico e ridurre la domanda di esportazioni in momenti di crisi. Quindi il concetto “debole” o “forte” non è associato a “buono” o “cattivo” in termini economici. Dipende sempre dalla situazione economica del paese rispetto al resto del mondo. In una economia aperta debole o forte fa la differenza tra un recupero rapido da una crisi o lo stagnamento economico nel lungo termine.

Successivamente vedremo casi dove la svalutazione della moneta ha portato economie in recessione ad un ricupero più rapido.

Euro? Dollaro? E se invece fosse il turno dello Yuan?

In questi giorni abbiamo visto nei mercati di valute una fiducia crescente degli analisti di Forex  rispetto alla posizione rinforzata del Dollaro. Il biglietto verde potrebbe iniziare presto la sua strada verso un recupero definitivo del suo valore, e segnare la fine della politica di devalutazione consolidata durante la crisi economica.

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Quelli di questi giorni sono, intendiamoci,  movimenti legati principalmente alla debolezza delle valute come l’Euro e la Sterlina e l’ambiguità anemica dello Yen. Tuttavia chissà.  La Fed potrebbe non decidere tenere stretti ancora per molto i tassi d’interesse e voler frenare un minimo il torrente di dollari scambiati su i mercati valutari durante questi anni a prezzi irrisori. Lo farebbe? E se lo facesse la Cina – che dal canto suo di dollari che valgono troppo poco ne ha sin troppi- troverebbe il coraggio di dare al suo Renmimbi (o Yuan) l’identità che si merita la valuta del nuovo colosso economico mondiale?

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Dollaro Yuan, Obama e Hu Jintao parlano dello Yuan

Secondo quanto ha reso noto il Financial Times oggi Obama e Hu Hintao avrebbero parlato di “questioni valutarie” durante il vertice per la Sicurezza Nucleare a Washington. “Il presidente degli Stati Uniti Barak Obama avrebbe spinto sulla rivalutazione dello Yuan durante un un dialogo con Hu Hintao” scrive il quotidiano aggiungendo che Obama vorrebbe da Hinato una fermezza maggiore nel sostenere le sanzioni contro l’Iran mentre “le riserve valutarie estere della Cina continuano a crescere ma ad un ritmo minore”.

Hu Hintao e Obama. Foto: www.outlookindia.com

Hu Jintao e Obama. Foto: www.outlookindia.com

“Il presidente ha riconfermato la nostra posizione sull’importanza di un recupero globale sostenibile nel quale la Cina punti verso un Yuan più libero ed orientato verso il mercato” ha dichiarato Jeff bader, il principale consigliere sull’Asia alla Casa Bianca.

Hu Hintao invece ha risposto che la Cina sarà fermamente legata ad una politica monetaria riformista ma mirata a difendere le necessità economiche e sociali del loro paese. “Una rivalutazione del Remimbi – ha detto Hintao- non risolverà nel breve periodo il bilancio Cina-Usa ne i problemi di disoccupazione degli Stati Uniti.

Cambio euro dollaro. Il tasso Bce invariato lascerà un Euro debole sino a fine anno

Il mercato se l’aspettava. La Banca Centrale Europea non delude il consenso e lascia ancorati i tassi d’interesse al 1%. Il minimo storico. La riunione per la politica monetaria tenutasi, come di consueto, all’Eurotower di Francoforte non sorprende e l’effetto sulla moneta unica nel cross con il dollaro è scarsissimo: una lieve risalita oltre l’1,334 dopo una giornata di costante flessione. Nel mercato Forex le decisioni sui tassi europeo ormai non sono più notizia (non è così invece per quelli asiatici).

Trichet scruta una biro in cerca di risposte. Foto: www.fxodyssey.net

Trichet scruta una biro in cerca di risposte. Foto: www.fxodyssey.net

La conferenza di Trichet

Il presidente della Banca Centrale Europea Jean Claude Trichet ha tenuto una conferenza dopo la presentazione dei tassi concentrando tutti i riflettori e attirando l’attenzione di mercati e media. I temi di cui ha parlato: i problemi fiscali della Grecia e la decisione formale di prorogare a oltre la fine del 2010 i criteri morbidi sui rating dei titoli di stato che accetta a garanzia per concedere alle banche i suoi prestiti di rifinanziamento. Una misura che indirettamente andrà a tutto favore della Grecia, i cui bond potranno così continuare ad essere utilizzati come “collaterali”, questo il termine tecnico.

Analisi Tecnica Euro Dollaro

Tornando all’euro dollaro l’analisi tecnica odierna presenta complicazioni dovute soprattutto ai temi di questa ultima conferenza stampa che ai tassi d’interesse. Trichet ha detto che a un default della Grecia non se ne pensa. Ma il sentimento del mercato non lo vede allo stesso modo visto che a rischio default non c’è soltanto la Grecia ma anche i paesi periferici della zona euro e i famosissimi PIGS.

La grafica che vediamo qui sotto indica che l’euro ha fatto molta fatica a salire oltre l’1,3400 dollari ed è proprio in questa resistenza dove passa il 61% del rintracciamento di Fibonacci dai minimi di ottobre del 2008 (1,2330) sino ai massimi di novembre 2009 (1,5145). Oggi invece il minimo della seduta è stato di 1,3303. Cosa vuol dire? Che a questo punto o si scende o si cade. Sotto 1,3303 i supporti sono 1,3297 prima di sfondare in una decisa caduta libera il minimo annuo di 1,3268.

Analisi Tecnica Euro Dollaro. Fonte; Bolsamania.com

Analisi Tecnica Euro Dollaro. Fonte; Bolsamania.com

Per concludere vediamo che l’economia della Zona Euro ha un ritmo di recupero lento rispetto a quello degli Stati Uniti; e anche se la Fed alzerà i tassi prima della fine del 2010 –difficilmente lo farà- la BCE non è pronta a farlo perché le conseguenze della crisi sono ancora forti e le economie europee troppo fragili. L’euro rimarrà dunque moneta debole con trend ribassista nel cross con il dollaro ancora per un lungo periodo. È la legge della moneta o forte contro la moneta debole.

Giappone, i tassi rimangono invariati

Uno dei primi dati macro della giornata -la Boj che lascia invariati i tassi allo 0,1%– non sorprende affatto il mercato. Dopo una due giorni di riunione intensa per discutere dello stato dell’economia nel paese del sol nascente i banchieri centrali hanno deciso di mantenere i tassi ai minimi storici. Una decisione mirata ad iniettare liquidità di valuta giapponese in un mercato internazionale ormai avido di Yen. Infatti in Giappone –la Boj registrava perdite di  riserve record alla chiusura dell’anno fiscale– “l’economia ha iniziato il recupero, soprattutto grazie al miglioramento delle economie internazionali e alla politica monetaria del paese”, dichiara la Boj, che resta in attesa delle dichiarazioni del governatore Boj Masaaki Shirakawa per parlare del futuro della valuta.

Giappone. Foto: Commons

Giappone. Foto: Commons

Dollaro Yuan, Obama vuole svegliare il drago?

La settimana scorsa il presidente degli Stati Uniti Barack Obama chiese di nuovo alla Cina di fare uno sforzo per “stimolare” il valore dello Yuan. Obama accendeva così l’ennesima tensione monetaria tra il biglietto verde e la valuta del Grande Drago Addormentato. Così definì la Cina Napoleone Bonaparte nell’ ottocento.  Notiamo bene che gli sforzi dell’america per svegliare il drago non sono  stati pochi e le richieste di Obama si susseguono. Intanto Wen Jiabao continua a fare finta di sonnecchiare. Tuttavia la settimana scorsa era quella precedente alla riunione della Fed sui i  tassi perciò il messaggio politico verso l’interno di Obama non é da dimenticare. Comunque faremo bene a tenere sotto controllo il cross Dollaro/Yuan per futuri investimenti se le pressioni statunitensi continueranno di questo andazzo.

1 U.S. dollar = 6.82668414 Chinese yuan

Lo Zio Sam protesta contro il Dargo. Img: 2ndlook.wordpress.com

Lo Zio Sam sveglia il drago. Cartoon: Bill Mauldin per The Economist

Ovviamente la ragione macroeconomica c’è. Se gli Stati Uniti vogliono alzare i tassi di interesse come il 59% del mercato prevede prima del quarto trimestre del 2010 non sarebbe logico che la Cina mantenesse i suoi così bassi. Usando la logica sotto la lente Usa.

Ma Jiabao fa lo gnorri e continua a rispondere che lo Yuan “non è sottovalutato” anzi “la sua stabilità” dice Jiabao è stata la chiave del ricupero globale. E non si ferma lì il premier cinese che si dice “stanco delle pressioni americane” per alzare il valore della loro valuta. “Non si tratta di protezionismo”, vogliamo soltanto difendere le nostre esportazioni.

Ma se la Politica Monetaria degli Stati Uniti vuole seriamente cambiare e ritrovarsi prima della fine dell’anno con un nuovo dollaro qualcuno dovrà pure difendere anche le esportazioni americane, penserà Obama. Ma come fare se la Cina posside trilioni di dollari in riserve? Facciamo molta attenzione se abbiamo investimenti soltanto in dollari o soltanto in yuan. Cominciamo a diversificare prima che nello stesso pollaio ci siano due galli anche se – ci pare evidente – che uno dei due abbasserà la cresta prima che il drago decida di innondare il mercato di dollari…

Yellen e il nuovo dollaro

Barack Obama avrebbe già deciso di nominare Janet Yallen come vicepreseidente della Fed. Le indiscrezioni che filtrano dal Wall Street Journal e l’agenzia Reuters non lasciano dubbi sulla sustituzione di Donald Kohn con il presiedente della Fed di San Francisco. Yellen diventerebbe così un potente numero due e il braccio destro di Ben Bernanke per svoltare la politica monetatri degli Stati Uniti. Donald Khon, uno dei grandi falchi della Fed – 67 anni- lascerà il posto al nuovo candidato il prossimo 23 giugno.

Janet Yellen. Foto: moblog.whmsoft.net

Janet Yellen. Foto: moblog.whmsoft.net

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